Bando artigianato digitale: sostenute le reti d’impresa

Finanziamenti a tasso 0 fino ad un massimo di 800mila Euro.

Alberto Liviero
0
0
bando-artigianato-digitale

In data 16 agosto 2016, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.M. 21/2016 che ha istituito il nuovo bando dedicato ad aggregazioni ed imprese che operano nella manifattura sostenibile e dell’artigianato digitale. Si tratta del secondo intervento agevolativo (il primo risale al 2015) per mano del MISE incentrato su questi particolari settori.

Il sostegno alle imprese verrà realizzato attraverso un finanziamento a tasso zero, parzialmente rimborsabile a copertura del 70 percento dell’importo del programma ammesso alle agevolazioni. La parte di sovvenzione da non restituire (contributo in conto impianti e/o conto gestione) è pari al 20 percento dell’importo complessivo del programma considerato ammissibile.

Possono accedere alle agevolazioni di cui al presente decreto, le Imprese formalmente riunite, in numero almeno pari a cinque, in associazione temporanea di imprese (ATI), in raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) ovvero in Rete di imprese, in possesso dei requisiti indicati all’articolo 3 del Decreto.

banner-tianticipo

PROGRAMMI AMMISSIBILI

I programmi devono prevedere spese ammissibili, al netto dell’IVA, non inferiori a euro 100.000,00 e non superiori a euro 800.000,00. La durata non dovrà essere inferiore a 24 mesi e non superiore a 36 mesi dalla data di ricezione del decreto di concessione, e dovranno includere forme di collaborazione con Istituti di ricerca pubblici, Università, Istituzioni scolastiche autonome ed Enti autonomi con funzioni di rappresentanza del tessuto produttivo.

I programmi devono, inoltre, essere finalizzati allo sviluppo o alla creazione di:

centri per l’artigianato digitale, anche virtuali, in cui si svolgano attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla creazione di nuovi software e hardware a codice sorgente aperto, in grado di concorrere allo sviluppo delle tecnologie di fabbricazione digitale e di modalità commerciali non convenzionali;

incubatori in grado di facilitare lo sviluppo innovativo di realtà imprenditoriali operanti nell’ambito dell’artigianato digitale;

centri finalizzati all’erogazione di servizi di fabbricazione digitale (come la modellizzazione e la stampa 3D, il taglio laser).

SPESE CHE RIENTRANO NELL’AGEVOLAZIONE

Di seguito un breve e non esaustivo elenco della tipologia di spese che rientrano nell’agevolazione:

beni strumentali nuovi di fabbrica;

componenti hardware e software strettamente funzionali al programma;

consulenze tecnico-specialistiche, servizi equivalenti e lavorazioni eseguite da terzi, entro il limite massimo del 30 per cento dell’importo complessivo del programma.

Cliccando su questo link sarà possibile accedere al Decreto Ministeriale per un maggior approfondimento dei punti appena sviluppati, sia per quanto riguarda le caratteristiche dei soggetti beneficiari che per le spese che godono dell’agevolazione.

Image Credit: shutterstock

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Alberto Liviero

Alberto Liviero

Dottore Commercialista, iscritto all’ODCEC di Rovigo. Formazione di stampo giuridico-economica, con un occhio di riguardo all'innovazione ed alle nuove tecnologie.

Ultimi post su Twitter

3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

5 × tre =