Credito d’imposta per ricerca e sviluppo in favore di terzi

Ammessi gli investimenti fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Redazione MondoPMI
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Venerdì 10 marzo, con la risoluzione numero 32/E, l’Agenzia delle Entrate è tornata sul tema del credito d’imposta previsto per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo.

BONUS R&S

Con tale risoluzione l’Agenzia delle Entrate chiarisce come il bonus “Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo 2017” sia ammissibile anche per progetti in favore di terzi. Tale bonus dunque è accessibile anche per i finanziamenti che riguardano progetti realizzati per soggetti terzi diversi dal committente.

All’interno della risoluzione viene analizzato anche un caso specifico che vede protagonista un’associazione di cooperative che commissiona a terzi la realizzazione di alcuni progetti rientranti tra le attività delle proprie associate.
Il contratto che il committente ha stipulato con l’ente di ricerca a cui affida tale attività prevede che tali progetti vengano posti in essere nell’interesse delle associate e che i relativi risultati vengano destinati ad una cooperativa scelta. Quest’ultima subentrerà così in toto nei diritti e doveri contrattuali.

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Un’ulteriore specifica riguarda i progetti di ricerca commissionati a terzi e conformi ai requisiti che danno diritto all’agevolazione prevista dal Dl n.145/2013: in questo caso specifico per i costi sostenuti è previsto un credito d’imposta del 50% senza rilevare le modalità con cui l’attività è stata commissionata. Rientrano dunque nel beneficio i costi che la cooperativa beneficiaria dell’attività di ricerca ha sostenuto.
Questo punto è così chiarito all’interno della risoluzione: “se i progetti di ricerca commissionati sono conformi ai requisiti che danno diritto all’agevolazione introdotta dal Dl n. 145/2013, è possibile fruire del credito di imposta per i costi sostenuti nella misura del 50%, come modificata dalla legge di bilancio 2017, non rilevando le modalità utilizzate per commissionare l’attività di ricerca. Di conseguenza, i costi sostenuti dalla società cooperativa beneficiaria dell’attività di ricerca rientrano tra quelli ammessi al beneficio”.

Gli investimenti ammessi a tale credito d’imposta, grazie alla proroga prevista dalla legge di bilancio 2017, sono quelli fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020. È stato inoltre previsto un potenziamento del beneficio che fa sì che ci sia l’applicazione di un’aliquota unica del 50% su qualsiasi tipologia di investimento effettuato e con decorrenza dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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