Credito specializzato: finanziamenti in crescita del 9,6%

A richiedere credito specializzato soprattutto PMI e famiglie. In calo la PA.

Redazione MondoPMI
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È proseguita anche per il 2015, la ripresa avviatasi nel 2014 nel settore del credito specializzato, che ha portato al +9,6% la crescita aggregata dei flussi di nuovi finanziamenti nei settori del credito alle famiglie, del leasing e del factoring.

A rivelarlo è l’indagine condotta da Assifact, Assilea e Assofin, da cui emerge un quadro molto positivo per il settore, che a fine anno valeva ben 448 miliardi di euro.

I tagli dei tassi d’interesse hanno però avuto effetto sul trend, che non si riflette ancora appieno sulla dinamica delle consistenze (+0.3%). Una quota rilevante di erogazioni di credito alle famiglie è stata infatti assorbita dal rifinanziamento di operazioni già esistenti, in questo modo hanno approfittato delle nuove condizioni favorevoli per rinegoziare in meglio le precedenti attività.

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I contratti di credito, il factoring e il leasing si sono confermate importanti forme di supporto e finanziamento per famiglie e imprese.

I crediti coprono il 6,3% degli investimenti aziendali (concentrati soprattutto sul factoring) e il 7,7% delle spese familiari (riguardanti mutui e leasing), entrambi in leggera crescita rispetto al 2014.

A livello nazionale incidono del 17% sul Pil e coprono più del 23% degli impieghi totali in essere del sistema bancario e finanziario.

La ripartizione dei richiedenti credito specializzato è disomogenea:

  • le famiglie sono gli attori principali, coerentemente con la migliore dinamica rilevata sui consumi rispetto agli investimenti. Occupano il 68,8% del mercato.
  • la quota delle imprese private si attesta ad un quarto del totale
  • Il settore pubblico scende leggermente, arrivando al 3,6%.

Gli operatori specializzati hanno finanziato il 67,4% dei nuovi flussi di credito, il 32,6% è invece stato erogato da banche generaliste. Il dato è in leggera contrazione rispetto al 2014 (71,3%), a causa di alcune importanti operazioni di incorporazione del business di tali operatori all’interno del gruppo bancario di appartenenza.

Andando nello specifico sugli operatori specializzati, gli intermediari finanziari raggiungono quasi la metà della quota totale, 17,5% il peso delle banche specializzate mentre è residuale l’incidenza delle società commerciai di leasing operativo (0,8%).

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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