Equity Crowdfunding esteso a tutte le Pmi

Un provvedimento che non ha precedenti in Europa e mette l’Italia all’avanguardia.

Redazione MondoPMI
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La Legge di Bilancio 2017 introduce novità anche in materia di credito alle imprese: a partire dal 2017, tutte le piccole e medie imprese, avranno ufficialmente accesso all’equity crowdfunding, fino ad oggi riservato solo alle start up e Pmi innovative.

COS’È L’EQUITY CROWDFUNDING E COSA CAMBIA

Prima novità in materia, riguarda la definizione di Equity Crowdfunding all’interno del Testo Unico della Finanza che, mentre precedentemente veniva definito come uno strumento ad uso esclusivo di start up e PMI innovative, ora diventa “una piattaforma on line che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle PMI come definite dalla disciplina dell’Unione europea e degli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in PMI”. E’ dunque chiaro che, dal 2017, circa 4.100.000 piccole e medie imprese potranno accedere a tali portali per ricevere capitale di rischio. Tale norma vale per le imprese che contano dunque meno di 250 dipendenti, un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro o un bilancio totale inferiore a 43 milioni di euro.

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Nulla cambia invece per i gestori dei portali di crowdfunding che dovranno comunque essere banche, imprese di investimento o soggetti che rispettano determinati requisiti e risultano iscritti ad un apposito registro Consob. Questi soggetti non possono fornire un servizio consulenziale, ma devono comunque fare da intermediari tra l’impresa che richiede il credito e le banche o imprese di investimento.
Almeno il 5% dell’offerta per il finanziamento delle Pmi deve avvenire da parte di almeno uno dei seguenti soggetti:

  • investitori professionali;
  • fondazioni bancarie;
  • incubatori “certificati” di start-up innovative;
  • investitori a supporto dell’innovazione.
“Adesso c’è uno strumento in più per avvicinare il risparmio privato al capitale del tessuto produttivo italiano riducendone la dipendenza dal canale bancario. Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti in Europa e mette l’Italia all’avanguardia, sul piano normativo, nel campo del crowdinvesting, un fenomeno nuovo che ha consento di raccogliere, nel mondo, oltre 28 miliardi di dollari” è quanto ha dichiarato l’onorevole Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera.
Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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