Imprenditoria femminile: dove trovare le risorse?

Dove reperire le informazioni utili allo sviluppo di un'attività?

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Essere donna e voler fare l’imprenditrice oggi conviene? In effetti se ci sono così tante proposte a favore dell’imprenditoria femminile un motivo ci sarà: siamo ancora purtroppo troppo indietro rispetto la situazione europea.

Dalla legge 2015/92 ‘Azioni positive per l’imprenditoria femminile’ ad oggi sono migliaia le iniziative intraprese sia dal governo italiano che da istituzioni europee eppure il Global Gender gap index presentato come ogni anno al World Economic Forum posiziona l’Italia tra i peggiori stati italiani, precisamente al 41esimo posto. Il Global Gender gap index, è una ricerca che mira a definire il gap esistente tra uomini e donne nel mondo del lavoro, in particolare nei settori come economia, istruzione, politica e salute.

Imprenditoria femminile: i siti da monitorare

Giovani e donne sono le aree più sensibili per questo le tre grandi istituzioni a cui fare riferimento spesso propongono bandi, finanziamenti e agevolazioni ad hoc. Quali sono?

Dal MISE 50 milioni per aziende che siano almeno 2/3 femminili

Attraverso Invitalia e il bando ‘Nuove imprese Italia a tasso zero’ è il MISE (Ministero per lo sviluppo economico) ad aver messo a disposizione delle donne e dei giovani da gennaio 2016 una cifra veramente importante per favorire in particolare l’autoimprenditorialità: 50 milioni di euro disponibili fino all’esaurimento dei fondi. Una bella cifra no?

Perché chiedere un finanziamento e quali requisiti servono per accedere al Bando del MISE?

L’azienda (che non deve avere più di 12 mesi) o l’imprenditrice per richiedere il finanziamento deve presentare un progetto, lavorare o voler investire in uno di questi settori:

  • attività culturali;
  • attività turistiche e di promozione del territorio;
  • produzione industriali, artigianali e agricole;
  • servizi per l’accoglienza di turisti;
  • commercio generico;
  • innovazione sociale e sostenibilità;
  • fornitura di servizi in generale;

I motivi ammessi per cui richiedere il finanziamento al MISE sono tanti, in particolare:

  • formazione e training;
  • acquisto di fabbricati;
  • Acquisto di suolo;
  • acquisto di software;
  • consulenze specialistiche per lo sviluppo aziendale;
  • acquisto strutture tecnologiche;
  • ristrutturazione di macchinari;
  • registrazione di licenze, brevetti e marchi in Italia e nel mondo.

Attenzione però: la tua società potrà richiedere fino a 1,5 milioni di euro che coprono il 75% dell’investimento totale e che dovrà essere restituito, a tasso zero, in 8 anni.

Image Credit: shutterstock

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Rosa Giuffrè

Mi occupo di comunicazione, strategie digitali e digital coaching: aiuto le persone, le aziende e le PMI a comunicare meglio nel web e sui social network. Sono autrice del libro ‘Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale’ (Editore: Dario Flaccovio), Web Writer e Responsabile Editoriale per alcuni portali. Collaboro con enti di formazione, scuole, agenzie e professionisti in tutta Italia e in Svizzera.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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