Industrializzazione 4.0: un emendamento per aiutare le PMI

Arriva in Europa la proposta a sostegno delle digitalizzazione aziendale.

0
0
industrializzazione-4-0

Spesso parliamo e condividiamo proposte a supporto delle nostre PMI che arrivano direttamente dall’Italia, ma cosa succede in Europa? Come vengono preservate e valorizzate le nostre PMI?

Le attività e le proposte sono tante, ma credo questa che Salini nostro europarlamentare, sta cercando di fare approvare sia davvero molto importante.

Salini il 12 luglio U.S. è riuscito a promuovere e a far approvare dalla commissione per l’Industria la ricerca e l’energia (meglio conosciuta come Iter) di Strasburgo un emendamento al progetto per il bilancio Ue 2017. Questo emendamento mira in modo strategico a supportare progetti per la digitalizzazione delle Piccole e Medie Imprese Italiane.

Il contenuto dell’emendamento

Il testo mira di fatto a proporre iniziative per ‘l’industrializzazione 4.0’ di aziende che per la loro dimensione o disponibilità o perché versano in difficoltà economiche, non possono approcciare il mondo digitale a meno che non arrivi un supporto economico. L’emendamento prevede lo stanziamento di 1,5 milioni di euro che copriranno l’attività di start-up digitale in 50 aziende al fine di favorire la trasformazione digitale in ogni processo industriale, interno e esterno.

Un tema davvero importante che spesso si ripropone, ma proprio per questo continua ad essere urgente: gli imprenditori devono fare gli imprenditori, ma chi li accompagna? Chi li aiuta in questi che non sono più semplici nuovi modelli di business ma passaggi epocali nella riorganizzazione e promozione delle proprie aziende?
L’errore è in agguato, la mancanza di tempo, scarse disponibilità economiche non aiutano… se poi partiamo dal cambio di mentalità e di approccio che è necessario avere, bè… capiamo ben presto che questa ennesima iniziativa è davvero una nuova opportunità per le nostre aziende.

Il progetto prevede infatti non solo il finanziamento di fondi europei, ma l’attivazione di quelli che sono stati definiti ‘digital enablers’ che trasferiranno cultura digitale nelle imprese per accompagnarle in nuovi progetti digitali, percorsi di innovazione verso un futuro che, per molti, è già realtà.
Il progetto diventa così un modo per dare anche lavoro a chi del mondo digitale ha fatto la propria professione in un circolo virtuoso di valore che dovrebbe poi sfociare il business reale.

L’ok della Commissione è il primo step, successivamente servirà la conferma del budget e dell’assemblea plenaria del parlamento europeo. Conferme che speriamo arrivino e non si perdano nei meandri burocratici come ad esempio l’altra importante battaglia che ci vede protagonisti: quella del riconoscimento del ‘made in’ per prodotti provenienti da paesi extra-Ue (proposta che purtroppo è ancora ferma).

In termini economici il divario digitale italiano cresce di 2 punti di PIL ogni anno. È davvero quindi importante smuovere e muovere ogni possibile strada per permettere alle nostre PMI di mantenere alto il livello di concorrenza sia in termini di produzione e qualità (su cui poco c’è da discutere), sia a livello di innovazione (e qui, sappiamo di dover migliorare).

Image Credit: shutterstock

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rosa Giuffrè

Mi occupo di comunicazione, strategie digitali e digital coaching: aiuto le persone, le aziende e le PMI a comunicare meglio nel web e sui social network. Sono autrice del libro ‘Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale’ (Editore: Dario Flaccovio), Web Writer e Responsabile Editoriale per alcuni portali. Collaboro con enti di formazione, scuole, agenzie e professionisti in tutta Italia e in Svizzera.

Ultimi post su Twitter

3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

5 × 3 =