Pro soluto e pro solvendo: tipologie di cessione del credito

Trasferimento del credito e responsabilità che ne derivano

Redazione MondoPMI
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differenza tra cessione del credito pro soluto e pro solvendo

La cessione del credito rappresenta il trasferimento di un credito da un soggetto all’altro: la particolarità di questo strumento finanziario è soprattutto nella possibilità di scegliere tra pro soluto e pro solvendo, le due formule in cui esso si presenta. A seconda della tipologia di cessione del credito, il soggetto che decide di cedere il proprio credito è portato ad adempiere determinati obblighi. Per rendere più rapida e semplice la comprensione di queste due diverse modalità di trasferimento del credito, chiariamo in cosa consista la cessione del credito e quale sia la sostanziale differenza tra pro soluto e pro solvendo. In ultima, è importante riportare l’esempio di un contratto di cessione del credito in cui possono essere declinate le due formule: il factoring pro soluto e pro solvendo.

In cosa consiste la cessione del credito?

Per comprendere la differenza tra pro soluto e pro solvendo è opportuno per prima cosa chiarire in cosa consiste e come avviene la cessione del credito.
La cessione del credito rappresenta un accordo tra il titolare di un credito e un acquirente, che implica però anche la presenza di un terzo soggetto, il debitore cui il debito fa capo, che può essere interpellato o meno nel processo di cessione del credito.
In ogni caso, sia che il debitore venga interpellato o meno, i soggetti coinvolti nel contratto di trasferimento del credito sono:

  • Cedente, l’originario titolare del credito, che intende trasferirlo
  • Cessionario, il nuovo acquirente del credito;
  • Ceduto, il debitore

L’accordo si perfeziona nel momento in cui avviene il trasferimento del credito dal cedente al cessionario. Attraverso questo contratto il cedente, originario titolare del credito, perde automaticamente il diritto di riscossione nei confronti del debitore (ceduto): durante il trasferimento non è tuttavia necessario il consenso del debitore purché il credito non abbia carattere strettamente personale o che ciò non sia consentito dalla legge.
Il debitore, dunque, non è direttamente partecipe alle trattative di cessione del credito, ma deve essere portato a conoscenza del trasferimento per poter effettuare correttamente il pagamento.

Appreso quindi il significato di cessione del credito e le figure che vengono coinvolte in questo processo, andiamo ad analizzare la differenza tra cessione del credito pro soluto e pro solvendo e i conseguenti obblighi che ne derivano scegliendo l’una o l’altra formula.

Differenza tra cessione del credito pro soluto e pro solvendo

Per comprendere la sostanziale differenza tra cessione del credito pro soluto e pro solvendo, è utile illustrare con un esempio ciascun tipo trasferimento del credito.
Nella cessione del credito pro soluto il cedente trasferisce il proprio diritto al cessionario, liberandosi dalla responsabilità di un’eventuale inadempienza del debitore. Una volta confermata l’esistenza del credito e la mancanza di cause di nullità, annullabilità o altri vizi che possano far venir meno il credito, il cedente perde completamente la titolarità del diritto ed ogni responsabilità annessa. In altre parole, il creditore garantisce al cessionario la mera esistenza del credito, senza ulteriori garanzie sull’obbligo del debitore, e cede il suo diritto.
Nella cessione del credito pro solvendo, invece, il cedente non viene definitivamente estromesso dal rapporto: se infatti il debitore si rivela inadempiente, Il creditore sarà chiamato ad adempiere all’obbligo e a pagare la somma dovuta. In questo casi, quindi, il cedente deve garantire l’esistenza del credito ma anche la solvenza del debitore, e se il debitore non provvede al pagamento, il cessionario ha diritto di rivalersi sul cedente. Il creditore cedente è quindi costretto a corrispondere gli interessi, rimborsare le spese della cessione e dell’analisi del debitore e risarcire l’eventuale danno. Il cedente è liberato dalla propria obbligazione solo dopo che il debitore ceduto provvede ad adempiere le proprie prestazioni nei confronti del cessionario.

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In sostanza, quindi, la principale differenza tra cessione del credito pro soluto e pro solvendo consiste nella diversa responsabilità che può assumere il creditore cedente in relazione alla solvibilità del debitore. Solitamente la formula pro soluto, nonostante presenti delle commissioni maggiori rispetto alla clausola pro solvendo, è la più utilizzata dalle imprese poiché l’unico impegno consiste nella dimostrazione dell’esistenza e della validità del credito al momento della cessione. La scelta di una formula piuttosto dell’altra comporta comunque una serie di limiti e vantaggi sia per la cessione pro soluto che pro solvendo: questi variano in particolare a seconda della diversa tipologia di contratto su cui la cessione del credito è declinata.

Factoring pro solvendo e pro soluto

Infine, analizziamo brevemente il factoring, un esempio di contratto di cessione del credito, distinguendo tra factoring pro solvendo e pro soluto.
In sintesi, si tratta di un sistema di finanziamento su base continuativa che vede il Factor o la Banca acquisire, gestire e finanziare anticipatamente una parte dei crediti commerciali dell’impresa cedente. Oltre ad un immediato vantaggio di trasferimento di liquidità immediata, l’impresa cedente può ottenere tutta una serie di benefici nel breve e nel lungo periodo dall’utilizzo di questo strumento. In generale, i principali vantaggi del factoring riguardano un maggior controllo del credito e della gestione e un ottimizzazione della programmazione degli incassi.
Anche in questo caso la differenza tra factoring pro solvendo e pro soluto consiste nella responsabilità del soggetto cedente il credito: mentre infatti con il factoring pro solvendo l’azienda cedente sceglie automaticamente di assumersi la responsabilità in caso di mancata solvibilità del debitore, con il factoring pro soluto la stessa non incorre in alcun rischio. In quest’ultimo caso è infatti il Factor o la Banca a gestire il recupero dei crediti ed eventualmente qualsiasi problema legato all’inadempienza del debitore. Comprese quindi le specifiche esigenze del momento e i vantaggi e i limiti di ogni soluzione non dev’essere difficile per l’impresa capire come scegliere tra factoring pro solvendo e pro soluto.
In ogni caso, per ogni dubbio sulla finanziabilità dell’azienda e i tipi di finanziamento a cui è consentito accedere, puoi sempre effettuare il test per scoprire se sei finanziabile.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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