Sbloccare il credito alle imprese per rimettere in moto l’economia

Redazione MondoPMI
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Sblocco credito imprese

Dopo la presa di posizione europea, a Roma non resta che agire per rimettere in moto l’economia italiana. Il folto e dinamico tessuto imprenditoriale italiano, composto per lo più da piccole e medie imprese, ha bisogno di liquidità per superare il periodo di recessione e garantire i posti di lavoro. Secondo il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, è opportuno procedere con il provvedimento d’urgenza per sbloccare i pagamenti della Pubblica Amministrazione. Secondo le stime della Banca d’Italia sarebbero 71 miliardi di euro i debiti della PA nei confronti delle imprese italiane, cifra per molti solo indicativa.

Il piano del Governo per lo sblocco dei crediti prevede per il 2013 lo stanziamento di 40 miliardi per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. Piano che delude i professionisti rimasti per ora fuori dalla bozza del decreto e soddisfa parzialmente le imprese, che lamentano tempi troppo lunghi nella “soluzione in due tempi”.

Da un lato c’è la direttiva europea, che impone per tutti i contratti sanciti dal primo gennaio 2013 pagamenti a 30 giorni con deroghe massime possibili a 60 giorni per alcuni casi. D’altro canto bisogna fare in modo che le PA non rallentino il pagamento dei debiti pregressi per rispettare le nuove scadenze della prossima direttiva.

Sarà necessario, in tempi brevi, approvare il decreto legge in parlamento nonostante la delicata situazione istituzionale. Parlamento, che vista la particolare emergenza, potrebbe agire con procedure d’urgenza.

Secondo Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, la liquidazione dei crediti delle imprese da parte della Pubblica amministrazione potrebbe creare nell’arco di 5 anni, 250mila nuovi occupati con una crescita del PIL dell’1% per i primi 3 anni, fino a registrare un +1,5% nel 2018. I 40 miliardi non sono i 48 stimati da Confindustria, ma resta comunque positivo che il provvedimento sia già stato annunciato. Confindustria e Confcommercio sperano nell’individuazione di una serie di soluzioni operative immediate, chiare e trasparenti.

Per Confindustria la restituzione “immediata” dei crediti, che le imprese hanno accumulato nei confronti della PA, determinerebbe una serie di effetti benefici sull’economia reale. Il provvedimento auspicato potrebbe rappresentare un volano per l’economia italiana, ma dovrà tradursi in fatti nel breve periodo.

In questo contesto di difficoltà, il factoring si rivela un ottimo strumento di finanziamento alle impreseche può garantire benefici per le PMI nel breve e nel lungo periodo. Liquidità, crescita e supporto gestionale, mediante questa strategia l’impresa ottiene diversi vantaggi, tra cui un maggior controllo del credito commerciale. Lo strumento del factoring potrebbe consentire a tutte quelle realtà che oggi faticano ad avere prestiti, a causa di giudizi negativi in termini di affidabilità e solvibilità, di ottenere un credito finanziario continuativo, previa analisi del portafoglio clienti.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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