Botteghe digitali: l’artigianato mette un piede nel futuro

Scopri le storie degli 11 artigiani tra innovazione e saper fare.

Redazione MondoPMI
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In questo periodo non si fa altro che parlare di Industria 4.0 e di piani per far ripartire l’Italia attraverso l’innovazione, ma c’è chi ha già iniziato a farlo dando vita ad un esperimento di Manifattura 4.0 solido e concreto. Stiamo parlando di Botteghe Digitali, l’iniziativa di Banca IFIS dedicata alla valorizzazione del saper fare Made in Italy all’epoca del digitale.

In uno scenario come quello italiano, dove il tessuto economico è costituito soprattutto da piccole imprese ad alta specializzazione artigiana, puntare all’innovazione e alla valorizzazione di piccole realtà capaci di competere su scala nazionale e internazionale è una sfida difficile ed ambiziosa. Botteghe Digitali, il progetto ideato da Banca IFIS con la supervisione scientifica di Stefano Micelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Giorgio Soffiato di Marketing Arena, va proprio in questa direzione, per raccontare l’evoluzione dell’artigianato di eccellenza italiano attraverso le attuali sfide dell’innovazione.

La prima edizione, che si è svolta lo scorso anno e ha coinvolto 4 artigiani, si è conclusa con una web serie che ha superato il milione di visualizzazioni e con il riconoscimento alla Maker Faire di Roma come progetto dell’anno. L’edizione 2017, attualmente in pieno svolgimento, racconta la storia di 10+1 artigiani provenienti da tutti i settori più rappresentativi della manifattura italiana, dal beauty al food, dalla moda al design, e il loro percorso di trasformazione digitale, supportati dalla Banca e da 5 digital coach.

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L’obiettivo finale del progetto è quello di far fare un salto di qualità importante alle imprese coinvolte, rendendole più competitive a livello internazionale grazie al potenziale delle nuove tecnologie,  accorciando la filiera distributiva e commerciale attraverso lo sviluppo di canali di vendita on line e utilizzando le tecnologie della manifattura per ottimizzare i processi produttivi, senza dimenticare la tradizione e la cultura artigiana italiana.

Nelle prossime settimane scopriremo insieme le storie di G. Inglese SrlLydda WearLa golosa officinaBremaPanificio FolladorAntonello DruettaGabbianiNo-Made BoardsLispi&Co.Barber Mind e Cindy Leper e i percorsi di trasformazione digitale che hanno intrapreso con i rispettivi coach. Sarà un bellissimo viaggio per scoprire insieme come tradizione artigiana e innovazione possono procedere di pari passo per dare vita a storie imprenditoriali con un piede già nel futuro.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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