Cosa serve alle PMI per la transizione ad Industria 4.0

Le PMI sembrano avere più bisogno di competenze soft che di finanziamenti.

Redazione MondoPMI
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PMI per la transizione

Di che cosa hanno realmente bisogno le PMI per la transizione al nuovo paradigma industriale? Una ricerca di Unindustria rivela risultati interessanti.

Il dipartimento di Ingegneria dell’Impresa dell’Università di Tor Vergata, a Roma, sta lavorando con Unindustria alla creazione di un punto di contatto tra aziende e sistema universitario. Il progetto, che si chiama Cicero Hub, nasce con lo scopo di costruire un supporto per la transizione delle aziende al paradigma dell’industria 4.0. Le principali destinatarie di questo progetto sono proprio le PMI: sono loro a registrare spesso carenze manageriali ed organizzative nelle competenze necessarie a progettare e gestire il cambiamento; necessitano per questo maggiore assistenza nella costruzione del futuro digitale.

Per orientare meglio l’attività del progetto, Unindustria ha realizzato un’indagine su di un campione di PMI laziali; lo scopo è indentificare quali siano le necessità più sentite dalle PMI per la transizione, e nel percorso di cambio di paradigma. I risultati sono particolarmente interessanti, perché evidenziano alcuni dettagli inattesi.

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Le richieste delle PMI per la transizione

 

Le richieste di supporto dal campione si orientano in questo modo:

 

  • 84% formazione in ambito digital, per individuare e cogliere le opportunità di cambiamento
  • 47% assistenza per l’ottenimento di finanziamenti pubblici (nazionali, regionali, europei)
  • 39% realizzazione di studi di fattibilità
  • 29% aiuto nella commercializzazione
  • 29% ricerca di partner industriali
  • 21% analisi delle criticità
  • 21% assistenza nella realizzazione dei prototipi

 

Come si può vedere, dallo studio emerge un’attenzione particolare agli elementi “soft” del percorso, quelli cioè legati alla capacità di visione e di progettazione. Solo in seconda battuta le necessità delle PMI per la transizione si fanno più strettamente legate al finanziamento. Si tratta di una visione in sostanziale controtendenza rispetto a quanto normalmente si registra in questo tipo di survey; ma soprattutto, è una visione che evidenzia una particolare consapevolezza sulla questione.

Come anticipato, le PMI intervistate sono tutte dislocate sul territorio laziale; in quest’area si registrano tassi particolarmente elevati di istruzione terziaria (il 31,6% contro una media nazionale del 25,3%), ed una percentuale di PIL proveniente da ricerca e sviluppo superiore alla media nazionale (1,64% contro 1,3%). È possibile che questi fattori abbiano condizionato il risultato dell’indagine; tuttavia è positivo registrare una maggiore presa di coscienza da parte delle PMI.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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