Factoring e Fintech: sviluppi attuali in Italia

Nuova ricerca di Assifact

Redazione MondoPMI
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Factoring

Come si uniscono factoring e fintech e quali vantaggi possono portare alle aziende?
Da questa domanda è partita la ricerca di Assifact, l’Associazione Italiana per il Factoring in collaborazione con l’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano che ha l’obiettivo di indagare gli sviluppi in termini di innovazione che il fintech può portare nell’ambito del finanziamento alle imprese.

Il percorso verso la digitalizzazione che sta interessando in modo trasversale tutti i settori aziendali, compresi quello economico – finanziari, sta coinvolgendo anche i contratti di factoring che sono sempre più spesso affiancati da soluzioni e piattaforme digitali che permettono processi più snelli e veloci, grazie a una riduzione delle interazioni umane e un’accelerazione invece dell’erogazione sugli anticipi dei crediti commerciali ceduti.

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L’indagine Assifcat si propone quindi di tracciare una mappa dei nuovi modelli, attori e nuove tecnologie che vengono utilizzati nelle operazioni dei prodotti di facilitazioni del circolante.
Altro tema di studio è, inoltre, l’approfondimento in merito alle questioni giuridiche e regolamentari poste in essere dall’introduzione delle soluzioni fintech.

Interessante a questo proposito l’affermazione di Rony Hamaui, Past President di Assifact e coordinatore del progetto, che evidenzia come il factoring gestisca ogni anno in Italia crediti commerciali per oltre il 12% del PIL ma le imprese detengano circa 400 miliardi di crediti commerciali. In questo contesto il fintech diventa un’importante opportunità di supporto alle imprese, soprattutto le PMI che preferiscono soluzioni ad hoc.

“Il settore del factoring e del fintech possono imparare molto l’uno dall’altro – sottolinea Hamaui – sfruttando le nuove tecnologie per sostenere le imprese con effetti positivi sull’economia reale e la crescita”.

Digitalizzazione quindi a supporto del settore finanziario per la creazione di nuovi attori e nuove possibilità.

I risultati della ricerca verranno presentati il 15 marzo prossimo in occasione del convegno Supply Chain Finance: il credito di filiera verso nuove prospettive #OSCF18, mentre il rapporto completo sarà disponibile a partire da maggio 2018.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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