Il web e il mercato delle PMI

Redazione MondoPMI
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web marketing

Sul tema del web-marketing applicato alle Piccole Medie Imprese – che studiamo da tempo – esprimiamo spesso nelle aziende la nostra modesta opinione: si tratta certo di una forte evoluzione culturale e tecnologica ma essa – nei suoi elementi di base- a nostro avviso è già contenuta nel concetto di Marketing Relazionale. E chi voleva, non si è fatto trovare impreparato.

Naturalmente per sviluppare e valorizzare il moderno Customer Made & Relationship Management (che deriva dal Marketing Relazionale e ne amplia le opportunità) si deve avere oggi un approccio ancora più cooperativo e coinvolgente verso i clienti e gli stakeholder. Evolve tutto il mix e perciò anche la comunicazione, così – dove utile e possibile – è importante utilizzare anche i nuovi Social Media.

Ma senza mitizzarli, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese B2B, spesso prive di risorse umane dedicate o di una strategia comunicativa efficace.

  • Intanto per dare senso pratico al Social Marketing, solitamente un’azienda deve avere un brand forte e visibile: cosa che molte PMI difficilmente hanno.
  • Occorre seguire una sorta di escalation di attività che derivano dal piano di marketing: dopo gli obiettivi competitivi occorre anzitutto un sito web tecnicamente adeguato (SEO), stimolante e aggiornato, su cui innestare un buon web marketing passivo (banner sui portali o su motori di ricerca, link ecc) e soprattutto un web marketing attivo per aumentare l’engagement dei clienti (l’email-marketing di qualità funziona ancora molto bene soprattutto nel B2B). Un CRM è indispensabile per aggiornare i data base di nominativi, personalizzare i messaggi e condividere ogni informazione in una logica organizzativa sistemica ed efficace.
  • Ricordiamo parallelamente che nell’invio di messaggi sono essenziali la qualità dei contenuti e la profilazione dei target: secondo una recente ricerca, nelle comunicazioni online B2B l’85% delle email (spam compresi) viene cestinato senza aprirlo. Così che tuttora per molte PMI che incontriamo già avere un sito adeguato e fare un buon email-marketing (opt-in) è una conquista…
  • Quindi occorre saper valorizzare tutte le attività di marketing dell’azienda (off e online -dalle fiere agli eventi sino al web) generando sinergie comunicative anche low-cost ma ad alto impatto verso i target. Oggi si deve saper fare meglio con meno.
  • Solo dopo aver fatto tutto questo, se le risorse ci sono, le PMI potranno sperimentare forme di Social Marketing, tenendo però conto che la reputazione online è transeunte (a volte illusoria), va gestita con equilibrio e continuità, evitando il ‘fai da te’.
  • Infine occorre misurare l’impatto degli investimenti con indicatori utili. Naturalmente senza mitizzare: ricordiamo che la notorietà è una cosa e l’immagine un’altra. Alle imprese interessa soprattutto quanta gente compra i loro prodotti (l’immagine) non  solo quanta gente guarda il loro sito (notorietà).

Dunque il web in tutte le sue articolazioni e declinazioni commerciali (web marketing, emailmarketing, e-commerce, blogs, social quali Linkedin, Twitter ecc) è un approccio che affronta i nuovi paradigmi competitivi. Ma prima e dopo il web occorrono buon senso e capacità manageriali di base.

Qui non è questione di old economy o new economy: ci vuole solo good economy. In particolare, ora qui ci soffermiamo sulle attività di vendita  e sui venditori professionisti business to business : come integrare le ‘vecchie’ tecniche di vendita con i concetti di Sales 2.0 (le nuove vendite relazionali utilizzando le opportunità del web e dei social media)? Insomma, cosa cambia veramente per i sales team e i venditori che si rivolgono ad altre aziende, oggi?

Articolo redatto da: 

www.baldassi.it

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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