Industria 4.0: quale sarà il ruolo dei competence center?

Relazioni e dialoghi tra imprese e università sono necessari.

Redazione MondoPMI
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DAPT e FIM CISL lo scorso 12 dicembre hanno pubblicato “Industria 4.0. Ruolo e funzione dei Competence Center”, il libro verde che analizza il recente piano governativo, stabilendone punti di forza e criticità.

ADAPT e FIM CISL sono stati tra i primi in Italia a porre l’attenzione sul tema dell’Industria 4.0, intesa come processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Lo scorso settembre infatti, Matteo Renzi e il Ministro Calenda, hanno introdotto nel nostro Paese il dibattito attorno alle sfide formative, lavorative e sociali che attendono il futuro degli italiani, ma anche delle stesse aziende a partire dall’organizzazione dei Competence Center. Il quadro che si va delineando è quello di una transizione verso un nuovo modello produttivo e un nuovo sistema di relazioni industriali aperto ad un dialogo sempre più orizzontale.

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competenze digitali e innovative

Molta attenzione è stata dedicata agli investimenti in nuovi macchinari, grazie soprattutto all’Internet of Things che sta accelerando il confine sempre meno marcato tra manifattura e servizi, per creare prodotti smart ai quali si affiancano servizi sempre più personalizzati. Molto positive le questioni che riguardano la scelta di rinnovare la politica industriale con la maggior consapevolezza della divisione tra competenze center e digital innovation hub per caratteristiche e mission. L’alta formazione vede aumentare i posti dei percorsi all’interno degli ITS lasciando spazio agli stakeholder e riducendolo al Governo che manterrà un ruolo di coordinamento.

e le pmi?

Se ci sono molti aspetti positivi emersi attorno al tema dell’Industria 4.0, restano diversi punti da chiarire, come quello che riguarda il ruolo delle PMI. Per valorizzare al meglio queste realtà c’è bisogno di ripensare la normativa dei contatti di rete e fungere da propulsori, fornendo competenze e manodopera specializzate. I Competence Center, in questo caso non devono essere unicamente legati alle eccellenze universitarie italiane ma valorizzare ambiti e settori produttivi che possano rivelare strategiche priorità per l’economia e sui quali investire in un’ottica di ricerca e sviluppo. Da capire quindi se i Competence Center avranno un ruolo centrale all’interno delle Università o se saranno entità a parte, autonome e indipendenti, suggerita come miglior soluzione.

Il tema dei Competence Center all’interno del quadro dell’Industria 4.0 non è perciò marginale, ma è un pilastro portante di quella che ha il potenziale per rivelarsi una scelta strategica nel lungo periodo per il nostro Paese.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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