La trasformazione digitale per un approccio consumer

Sono ancora molti i punti deboli del nostro sviluppo innovativo.

Redazione MondoPMI
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Il Samsung Business Summit, tenutosi a Lesmo lo scorso 22 settembre, si è rivelato un momento per far riflettere i professionisti del settore aziendale sui temi della trasformazione digitale in Italia e capire come cogliere tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Dal summit è emerso come la trasformazione digitale si stia declinando per il mondo aziendale su tre differenti linee guida: la capacità di visualizzare nuovi modelli di sviluppo, la possibilità di usufruire connettività e bit per rimodellare e riaffermare settori e filiere e, infine, la semplificazione del sistema.

Il divario da colmare è ancora ampio

Non è una novità che il nostro Paese sia in ritardo rispetto agli altri Stati Europei in ambito digital: addirittura al 24esimo posto su 27 nella classifica degli Stati membri dell’Unione Europea. Tutte le componenti del sistema Italia, purtroppo, sono in una situazione di generale ritardo: dal business al consumer, dal pubblico al privato fino ad arrivare alle infrastrutture e al capitale umano.

Per reagire a questa situazione di ritardo è indispensabile che le imprese colgano fino in fondo il reale valore che le nuove tecnologie hanno introdotto nell’era del consumismo. Se le aziende comprendono quanto le tecnologie possano influire positivamente sui costi della distanza e inizino a ottimizzare le logiche dell’Industry 4.0 per collegare le diverse filiere – tenendo in considerazione i rischi legati a Big Data e cyber security – avranno accesso a nuovi orizzonti nell’ambito della sharing economy e dell’economia dei dati.

Portare l’innovazione digitale nel mondo aziendale, sempre più caratterizzato dai tratti del mondo consumer, deve essere l’obiettivo verso cui puntare. Attraverso design ed esperienza d’uso, infatti, la tecnologia ha le potenzialità di diventare in primis un abilitatore di connettività per tutti i professionisti del settore, in secondo luogo uno strumento di semplificazione della complessità aziendale e, infine, un asset per cogliere le opportunità offerte dal mercato digitale.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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