Manifattura digitale: crescono le micro imprese

Quasi 1 su 3 conosce già gli strumenti e li utilizza quotidiniamente.

Redazione MondoPMI
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Quella legata all’adozione delle tecnologie digitali è un’esigenza sempre più sentita anche da parte delle Micro e Piccole Imprese, che ormai sono consapevoli di quanto sia importante innovare ed innovarsi al fine di rimanere al passo con un mercato che richiede competenza, flessibilità ed eccellenza.

A confermarlo è anche la Confartigianato, che nell’analisi “Mondi digitali e matrici produttive nelle MPI” contenuta nel suo 11esimo rapporto annuale, analizza l’approccio delle imprese verso le tecnologie legate alla manifattura digitale.

Secondo i dati diffusi da Confartigianato, infatti, le imprese digitali che conoscono ed utilizzano almeno una delle principali tecnologie digitali sono il 29,6% del totale. Tra queste rientrano le MPI che conoscono o hanno già introdotto innovazioni legate a:

  1. Manifattura 3D
  2. Internet delle cose
  3. Social Manufacturing e/o Cloud computing
  4. Realtà aumentata
  5. Realtà virtuale
  6. Robotica
  7. Nanotecnologie e materiali avanzati.

Nel complesso, l’indagine sottolinea che la conoscenza di almeno una di queste tecnologie è rilevata nel 60,4% dei casi, mentre un 30,6% di imprese non ne conosce e non ne utilizza nemmeno una.

L’internet ora, è delle cose

Entrando nel dettaglio delle tecnologie digitali esaminate, quella che ha fatto registrare la maggior diffusione è l‘Internet delle cose, presente nel 43,2% delle imprese digitali, seguita della Manifattura 3D con il 41,7% e dal Social Manufacturing e/o Cloud computing con il 39,3%. Meno diffuse, invece, risultano la Realtà aumentata con il 14,4%, la Realtà virtuale con il 12,0%, le Nanotecnologie e materiali avanzati con il 7,6% e la Robotica con il 5,4%.

A livello settoriale, la quota di imprese digitali è maggiore nel comparto della Meccanica, cioè il 47,7% del totale, seguita da Comunicazione, ICT, Impianti e altri settori delle Costruzioni con il 28,5% e dagli altri settori manifatturieri con il 24,2%.

Una significativa correlazione è stata osservata anche tra la dimensione aziendale e l’utilizzo di tecnologie digitali: l’uso di almeno una tra le tecnologie individuate passa dal 27,8% delle micro imprese con meno di 10 addetti, al 50,3% delle imprese tra 10 e 19 addetti. Si stima, quindi, che siano coinvolte in processi digitali oltre 180 mila piccole e medie imprese fino a 20 addetti per un totale di oltre 620 mila occupati.

si sente il bisogno di innovare

I motivi per cui le aziende hanno dichiarato di avere intrapreso processi di digitalizzazione sono legati principalmente alla necessità di innovare ed incrementare le funzionalità dei prodotti, indicata dal 58,3% delle imprese, alla flessibilità produttiva, indicata dal 45,5% dei casi, alla riduzione dei costi di produzione, evidenziata nel 30,2% dei casi, fino ad arrivare al controllo dei processi e della qualità dei prodotti, nel 29,8% dei casi, e all’efficienza energetica, evidenziata dal 20,3% delle imprese.

Anche le Micro e Piccole Imprese, quindi, si avviano a passi sempre più grandi e sicuri verso processi di digitalizzazione e innovazione tecnologica che ormai sembrano inevitabili al fine di affrontare la metamorfosi in corso del modo di produrre beni e offrire servizi. Il rischio di rimanere indietro è troppo grande, e nessuna impresa ormai è disponibile a correrlo.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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