Aumenta l’occupazione nelle Piccole Imprese Artigianali

Il numero di nuovi contratti supera le cessazioni di rapporto in maniera significativa.

Redazione MondoPMI
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Il Centro Studi della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa ha pubblicato la sua analisi sull’occupazione nelle PMI per il mese di Marzo 2017; lo studio si basa su un campione di micro e piccole imprese che conta 20.500 unità a vocazione artigianale, per un totale di 132.000 dipendenti; le rilevazioni vengono effettuate mensilmente, e mettono in comparazione i dati sia con i mesi precedenti, sia con lo stesso mese dell’anno precedente.

Le informazioni emerse sembrano mostrare un quadro incoraggiante, anche se rimane fondamentale la sua contestualizzazione. Il saldo complessivo tra assunzioni e cessazioni di rapporto per la categoria aziendale considerata è positivo: le assunzioni a marzo 2017 registrano un più 45,2% su marzo 2016, a fronte di una variazione delle cessazioni, per lo stesso parametro, che si ferma a più 34,6%.

Il dato rappresenta un sensibile balzo in avanti rispetto alla tendenza fin qui registrata: l’occupazione complessiva nelle micro e piccole imprese aumenta dello 0,7% su base mensile, mentre se si confrontano i dati dei due mesi di marzo, 2017 su 2016, l’incremento sale al 2,6%, continuando un trend annuale che ha visto l’occupazione complessiva nelle piccole e piccolissime imprese registrare un significativo +7%.

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occupazione nelle PMI: specchio dell’Italia che lavora

Le micro e piccole imprese artigiane si confermano dunque uno dei motori occupazionali del paese. Anche per questo, dall’analisi della suddivisione per tipo contrattuale delle variazioni registrate si può desumere una fotografia rilevante dei cambiamenti nei rapporti di lavoro in Italia; le assunzioni crescono in tutti i tipi di contratto, tranne che per il tempo indeterminato:

  • indeterminato -6,4 %
  • determinato +52,6%
  • apprendistato +22,9%
  • intermittente +18,9

Mentre per le cessazioni, è significativo notare come il lavoro intermittente sia quello che fa segnare l’incremento minore, con un differenziale positivo rilevante tra assunzioni e cessazioni stesse.

  • indeterminato +35,4
  • determinato + 41,2%
  • apprendistato +15,1%
  • intermittente +4,9%

Il quadro che se ne desume, pur nella positività complessiva del dato, è quella di un mercato del lavoro che sta cambiando composizione, forme ed assetti.

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Image credit: Pexels

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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