CGIA Mestre: i voucher rappresentano lo 0,3% delle ore lavorate

Ridimensionato il fenomeno: al Sud lo strumento non sfonda.

Redazione MondoPMI
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Arriva abbastanza a sorpresa, dopo mesi di bagarre politica, il comunicato di CGIA Mestre sull’utilizzo dei voucher lavoro: rappresentano infatti, solamente lo 0,3% del monte ore complessivo lavorato in Italia.

I dati pubblicati dal Centro Studi e relativo all’ultimo anno analizzabile, il 2015, sono eloquenti e ridimensionano molto il fenomeno che nell’ultimo periodo era stato messo al centro del dibattito politico. Lo strumento per i pagamenti di forme di lavoro occasionale e accessorio, è stato utilizzato come metodo di pagamento professionale per circa 1,3 milioni di persone che complessivamente però hanno coperto un totale ore pari a 88 milioni, lo 0,31% rispetto alle 29 miliardi di ore lavorate complessivamente oramai due anni fa. Le punte maggiori sono state registrate a Nord Est dove questa percentuale cresce allo 0,47%, mentre al Centro e al Sud troviamo le percentuali più basse (rispettivamente 0,25% e 0,21%).

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I settori

Il buono lavoro piace molto alle aziende del terziario; sono infatti, il 60,7% del totale, i voucher consumati da questo settore, dove a farla da padrone sono bar e ristoranti (26,6% del totale), dato probabilmente dovuto alla concomitanza in queste attività di stagionalità e picchi di lavoro temporaneo. Seguono il commercio, i servizi alle imprese, i servizi sociali la sanità e i trasporti.

Molto più in basso il manifatturiero dove l’incidenza delle ore ha toccato il 12,4% con le aziende del metalmeccanico in cima a questa speciale classifica. Nelle costruzioni e nell’agricoltura è ancora più ridotto l’utilizzo dei voucher (insieme coprono il 4,2% del totale)

I commenti

A commentare questi dati è stato direttamente il coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo “I voucher non hanno risolto il problema per i quali sono stati concepiti, quello del lavoro nero. D’altra parte, in alcuni settori ne è stato fatto molto spesso un utilizzo del tutto ingiustificato, anche se non è stato l’abuso il principale motivo del fallimento dei voucher ma al contrario per essere stati utilizzati molto poco soprattutto al Sud”. Calabria e Sicilia infatti, assieme a Lazio e Campania sono le regioni che più si sono astenute dall’utilizzo dei voucher-lavoro con un media dello 0,12%.

Sempre secondo Zabeo, non sarebbe l’eliminazione di questo strumento la soluzione ai problemi, ma al contrario ne ha auspicato l’incentivazione, limitandone l’uso solo nei settori più a rischio infortunio come l’edilizia, i trasporti, il metalmeccanico e il legno.

I dati sulla tracciabilità appena introdotta, non sono ancora disponibili, quindi secondo il segretario di CGIA Renato Mason, “per riformare questo strumento è indispensabile che la politica adotti un sistema di rilevazione serio in grado di fotografare correttamente questa realtà.

Image Credit: shutterstock

 

 

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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