Il commercio estero cresce in Italia

In controtendenza con i dati globali grazie alle eccellenze Made in Italy.

Redazione MondoPMI
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Che questi siano anni difficili per il commercio globale, non è certo una novità, e anche il 2015 non è stato uno dei migliori. Secondo il Rapporto Ice 2015 – 2016 sull’Italia nell’economia internazionale, infatti, il valore in dollari dei beni commerciati è in caduta del -13,2% rispetto al 2014.

In questo scenario, comunque, l’Italia si rivela in controtendenza, con valori in crescita sia per i beni esportati, in aumento del +3,8%, sia di quelli importati, con il +3,3%. In aumento si rivelano anche i numeri relativi alle esportazioni e alle importazioni di servizi, in crescita rispettivamente del +3,1% e del +3,5%.

Il Made in Italy se ne “esce” bene

I principali mercati di sbocco per la vendita delle merci Made in Italy, si confermano anche per il 2015 quelli di Germania e Francia, con quote pari al 12,3% e al 10,3% delle esportazioni nazionali. Sul terzo gradino del podio si collocano poi gli Stati Uniti, con una quota dell’8,7%, seguiti da Regno Unito e Spagna.

Per quanto riguarda gli incrementi nelle esportazioni, in particolare, le quote italiane sono aumentate soprattutto in America Settentrionale, con una crescita dall’1,62% del 2014 all’1,75% del 2015, in Asia centrale, con valori che passano dal’1,09 all’1,12%, e in Asia orientale, dallo 0,91 allo 0,92%.

Secondo il rapporto, sono 214.113 gli operatori economici che nel 2015 hanno effettuato vendite di beni all’estero, con la presenza di un’elevata fascia di “microesportatori”. Ben 133.615, infatti, sono gli operatori che presentano un ammontare di fatturato all’esportazione fino a 75 mila euro, con un contributo al valore complessivo delle esportazioni nazionali pari allo 0,5%. Sono 4.225, invece, gli operatori che fanno registrare volumi di fatturato esportato superiori a 15 milioni di euro, per un totale del 70,3% delle vendite complessive sui mercati esteri.

Le aziende italiane protagoniste delle vendite sui mercati esteri si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, con l’88,5% delle esportazioni nazionali, mentre il Mezzogiorno si ferma al 10,2%. In particolare, è la Lombardia a far registrare i numeri più elevati sulle esportazioni nazionali, con una quota pari al 26,9%, seguita dal Veneto con il 13,9%, con a ruota Emilia Romagna e Piemonte.

tra le eccellenze spicca il manifatturiero

I prodotti manifatturieri di cui l’Italia detiene le maggiori quote sulle esportazioni mondiali di merci sono soprattutto i materiali da costruzione in terracotta (19,8%), i prodotti da forno e farinacei (12,8%), il cuoio conciato e lavorato, gli articoli da viaggio, le borse, la pelletteria e la selleria, le pellicce preparate e tinte (12,7%), le pietre tagliate, modellate e finite (12,3%), le cisterne, i serbatoi, i radiatori e i contenitori in metallo (10,0%), per chiudere con gli articoli di abbigliamento in pelliccia (9,7%).

Gli incrementi più rilevanti rispetto al 2014, nel dettaglio, sono stati registrati per gli articoli di abbigliamento in pelliccia (da 8,89% a 9,69%), le piante vive (da 4,92% a 5,52%), i prodotti delle industrie lattiero-casearie (da 4,06% a 4,51%), i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (da 2,13% a 2,50%), gli autoveicoli (da 2,17% a 2,48%), le macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (da 8,75% a 9,03%) e i prodotti per l’alimentazione degli animali (da 2,60% a 2,87%).

In un quadro generale che, a livello globale, fa segnare una leggera battuta d’arresto per il commercio, l’Italia dimostra di essere in grado di reggere il colpo, grazie all’ottima delle sue produzioni e alle eccellenze manifatturiere nostrane. Anche per questo motivo, le previsioni per il 2016 continuano a mantenersi positive e a far sperare in buone performance sui mercati internazionali.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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