In crescita il commercio estero a settembre

Bene l'Extra UE, in ripresa energia e beni consumo durevoli. Scende l'import.

Redazione MondoPMI
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Anche a settembre, per il quarto mese consecutivo, il commercio estero prosegue la sua seppure lenta, ma costante, ascesa. Il merito degli ottimi risultati dello scorso mese è da attribuirsi alle vendite di beni di consumo durevoli e quelli legati al mercato dell’energia.

Sono i dati Istat che sottolineano questo trend: le esportazioni di beni di consumo in generale sono aumentate dell’1,8%, grazie al +7,5% fatto segnare dai beni di consumo durevoli a fronte di una crescita decisamente più bassa dei beni di consumo non durevoli che si fermano al +0,3%. L’altro grande traino delle vendite fuori Paese è l’energia che cresce del 3%. Grazie a queste performance la bilancia resta in positivo (+0,5% congiunturale) nonostante, al contrario, si sia registrato un calo delle vendite dei beni strumentali e dei beni intermedi (entrambi a -0,2%).

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E nel trimestre?

La dinamica congiunturale dell’export negli ultimi 3 mesi verso i paesi extra Ue si conferma lievemente positiva (+0,2%) ed estesa a quasi tutti i raggruppamenti principali di beni. Soltanto i beni strumentali (-1,0%) registrano una flessione.

Nello stesso periodo, l’incremento congiunturale dell’import (+1,0%) investe l’energia (+2,4%), i beni intermedi (+2,0%) e i beni di consumo durevoli (+1,7%), mentre i beni di consumo non durevoli (-0,8%) sono in lieve contrazione.

Mentre nell’ultimo anno..

La crescita del volume delle merci in uscita è stata registrata anche su base annua (+2,7%) trainata dalla vendita di beni di consumo (+9,1%), tra i quali spicca la categoria dei non durevoli (+11,0%), e dai beni intermedi (+3,1%). Chi nell’ultimo anno non se l’è passata tanto bene è il settore energetico: -16,1% è il risultato totale, ma come già detto questo mese ha ripreso a correre verso il segno positivo.

Per quel che riguarda le merci in entrata Istat segnala un calo tendenziale vistoso (-7,9%), causato principalmente dall’energia (-18,4%) e dai beni intermedi (-10,1%).

Nei primi nove mesi del 2016 entrambi i flussi commerciali presentano un calo tendenziale, più sostenuto per le importazioni che per le esportazioni (-7,8% contro -2,6%). Al netto della componente energetica, la flessione di entrambi i flussi è molto meno marcata (-1,0% per le importazioni, -0,9% per le esportazioni).

A settembre 2016, rispetto allo stesso mese del 2015, aumentano le vendite di beni verso Cina (+23,0%), Giappone (+18,0%), Stati Uniti (+11,0%), Svizzera (+5,2%), paesi ASEAN (+4,6%) e paesi MERCOSUR (+3,9%). Paesi OPEC (-11,0%), Turchia (-8,3%) e Russia (-1,6%) segnano un decremento delle esportazioni.

Le importazioni da paesi OPEC (+7,9%), paesi MERCOSUR (+2,6%) e Svizzera (+1,4%) sono in espansione mentre gli acquisti da Russia (-22,0%), Stati Uniti (-14,7%) e India (-10,8%) registrano una marcata flessione.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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