Dal 2017, addio agli studi di settore

Professionisti e imprese avranno un indice di affidabilità fiscale.

Redazione MondoPMI
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Dopo mesi di voci che si sono rincorse tra i palazzi romani, sembra ormai ufficiale l’addio agli studi di settore dal prossimo anno.

Una notizia che interessa gli oltre 3 milioni e mezzo di autonomi, imprese, società che attualmente sono assoggettati all’obbligo di compilazione del modello. L’idea del Governo, che in questi giorni inserirà le novità nella Legge di Bilancio, è quella di snellire il procedimento in primis (già previsto per quanto riguarda la comunicazione) arrivando alla completa eliminazione del meccanismo in data ancora da confermare.

Si comincerà a partire dall’anno di imposta 2017 con l’introduzione degli indici di affidabilità fiscale per le partite IVA, una sorta di monitoraggio sulla continuità del contribuente nei confronti del Fisco su una scala da uno a dieci. Con i nuovi indici saranno valutati non solo i ricavi ma anche il valore aggiunto e il reddito d’impresa.

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Altre importanti novità

Cambia anche il metodo per la determinazione dei ricavi: la stima sarà fatta d’ora in avanti tenendo in considerazione i dati di un periodo più ampio (si parla degli ultimi 8 anni) in modo da ottenere informazioni più precise e affidabili.

Le variabili statistiche, l’analisi dei dati e la stima del valore aggiunto subiranno modifiche significative anch’esse per semplificare le procedure e ridurre i modelli organizzativi. Inoltre, il nuovo modello di stima che caratterizzerà gli indicatori di affidabilità/compliance sarà in grado di cogliere l’andamento ciclico e quindi non sarà più necessario predisporre ex-post specifici correttivi congiunturali che sulla base dell’andamento economico dei settori oggetto degli studi di settore operava un riadattamento di questi.

Il passaggio ai nuovi indicatori di compliance produrrà anche un effetto di semplificazione degli adempimenti per imprese e professionisti, che saranno chiamati a comunicare all’amministrazione finanziaria un minor numero di informazioni. Si dovrebbe, infatti, realizzare una drastica riduzione dei contenuti dei modelli relativi agli studi di settore.

Tutte queste novità sono inquadrate nel nuovo metodo di approccio del Fisco che “addolcisce” la propria figura di controllore puntando più che all’imposizione, ad un avvicinamento progressivo del contribuente all’assolvimento degli obblighi amministrativi.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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