Export: le pmi italiane sorpassano quelle tedesche

Le micro imprese italiane "spina dorsale" dell’economia nostrana.

Redazione MondoPMI
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Le piccole e medie imprese italiane si confermano, ancora una volta, la colonna vertebrale dell’economia del Bel Paese. Ad affermarlo è stata una ricerca Ref  presentata in occasione dell’assemblea annuale di Rete Impresa Italia, che ha messo in evidenza l’importanza delle piccole e medie imprese italiane per la nostra economia. La ricerca, inoltre, ha rilevato i buoni risultati di queste aziende per quanto riguarda occupazione ed esportazioni.

Nonostante la crisi, le micro imprese, ovvero quelle con meno di dieci dipendenti, sono state capaci di incrementare l’occupazione, registrando 375mila posti di lavoro in più dal 2011 al 2015, ossia l’intervallo di tempo in cui la crisi è stata più accesa nel nostro Paese.

Le ragioni del successo, riportate nella relazione dello studio, sono da ricondursi, da un lato, alla flessibilità di questa porzione della struttura produttiva italiana e, dall’altro, alle numerose iniziative di microimprenditorialità ad opera di molti lavoratori rimasti al di fuori dei circuiti produttivi.

Le PMI italiane hanno, inoltre, dimostrato numeri incoraggianti in merito alle esportazioni. Infatti, il numero degli esportatori italiani di piccole dimensioni, ovvero con meno di 50 addetti, è pari a 180mila aziende. A seguire le piccole aziende tedesche (158mila) e quelle francesi (105mila). Molte piccole e medie imprese, inoltre, sono esportatrici indirette in quanto collegate ad aziende di maggiori dimensioni mediante rapporti di subfornitura o dalla produzione di intermedi.

Lo sviluppo delle esportazioni è anche il frutto dei mutamenti nelle relazioni che sovrintendono gli scambi internazionali, i quali negli ultimi anni hanno aperto nuovi spazi alle piccole e medie imprese. In particolare, la disintegrazione verticale dei processi produttivi e l’organizzazione della produzione secondo le catene del valore globali stanno favorendo le imprese piccole, che si specializzano in uno specifico segmento della catena.

Buonissime notizie, dunque, per la nostra economia e per il futuro delle imprese italiane!

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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