Il Governo pensa ad una stretta sui voucher

Tracciabilità e più rigore al vaglio del Governo.

Redazione MondoPMI
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Dopo che il 2015 ha fatto segnare numeri record sul numero di voucher lavoro erogati (più di 144 milioni per un controvalore di oltre un miliardo di Euro), il Governo sta pensando a delle limitazioni di utilizzo da parte dei datori di lavoro.

Dall’introduzione sul mercato prevista dalla Riforma del Lavoro del 2012, ogni anno questo metodo di pagamento alternativo alla classica busta paga, ha riscosso un successo crescente toccando l’apice, come scritto, nell’ultimo anno dopo la liberalizzazione introdotta dal Jobs Act che ne ha raddoppiato i volumi di utilizzo rispetto al 2014.

Un utilizzo molto diffuso soprattutto nei settori del commercio, dell’edilizia, della ristorazione e del turismo; ma il Presidente dell’INPS Boeri dopo gli eccezionali risultati dell’ultimo anno ha lanciato un campanello d’allarme sul loro improprio uso per nascondere situazioni poco chiare di lavoro sommerso e di creazione di una nuova frontiera del precariato. Una fotografia del Paese che è stata presa dal Ministro del Lavoro come un vero e proprio monito, tanto che nel prossimo Consiglio dei Ministri, proprio Poletti, presenterà una decreto attuativo del Jobs Act che prevede un tracciamento dei buoni per il cosiddetto lavoro accessorio.

Le modalità non sono ancora certe ma sembra quasi sicura l’obbligatorietà della comunicazione preventiva, in modalità telematica, del nominativo ed il codice fiscale del lavoratore per il quale verranno utilizzati, unita a l’indicazione precisa della data e del luogo in cui si svolgerà la prestazione lavorativa e della sua durata.

Il decreto, a detta del Ministro, punta ad impedire possibili comportamenti illegali ed elusivi da parte delle aziende che comunicano l’intenzione di utilizzarlo ma che poi effettivamente lo usano in caso di controlli da parte degli ispettori del lavoro. Oltre a questo tipo di errato utilizzo dello strumento, i sindacati hanno poi messo l’accento sul fatto che in alcuni casi è successo che il datore di lavoro utilizzasse i voucher che mezzo di pagamento continuativo oltrepassando quello che era il concetto originario di lavoro occasionale e accessorio.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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