Cerved: investimenti delle PMI in innovazione

Trend positivo dell’automazione: in testa le imprese del Nord-Ovest

Redazione MondoPMI
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investimenti delle PMI in innovazione

Secondo i dati elaborati dal Cerved per il rapporto sulle imprese del 2017 che verrà presentato venerdì 10 novembre ad Osservitalia, il trend degli investimenti delle PMI in innovazione sembra essersi sostanzialmente ripreso. Per uscire dalla lunga recessione degli ultimi anni, le aziende hanno infatti dovuto puntare sull’impiego dei capitali in automazione, tecnologie smart e Industria 4.0: attraverso l’acquisto di beni strumentali e l’utilizzo di piattaforme digital si è così potuto assistere ad un vero e proprio rilancio dell’economia delle imprese.

Il rapporto pone principalmente l’attenzione sulle maggiori problematiche delle PMI, sul loro stato di salute, sulle prospettive portate da Industria 4.0 e sui potenziali effetti sul mercato del lavoro. In base ai risultati ottenuti da un’analisi generale, il Cerved ha delineato quattro cluster in grado di rappresentare le imprese tipo presenti nel mercato: la classificazione è avvenuta sostanzialmente in base all’entità degli investimenti delle PMI in innovazione. Il primo gruppo è quello meno numeroso: le imprese che possono essere attribuite all’interno di questo, circa 12.000, prendono il nome di imprese “aquile”. Queste PMI risultano essere le maggiori investitrici e allo stesso tempo le maggiori innovatrici: inoltre, il rapporto tra le immobilizzazioni immateriale e quelle materiali sembra essere in continuo aumento. Nel secondo cluster invece le imprese, circa 54.000, si definiscono “colibrì”: in questo caso le aziende hanno un orientamento tendenzialmente innovativo ma sono meno disposte ad investire in capitale fisico. Il terzo, quello dei “pterodattili”, è caratterizzato da PMI che hanno volontà e opportunità di investire, ma non ad innovarsi: il budget di queste aziende, stimate intorno alle 62.000 unità, è limitato ad investimenti perlopiù tradizionali. Infine, il quarto gruppo, il più numeroso (188 mila PMI), ma il meno dinamico, è costituito da imprese non disposte ad investire e quindi nemmeno ad innovare: le imprese appartenenti al cluster degli “struzzi” è scettico nei confronti dei nuovi paradigmi dell’innovazione e della globalizzazione.

È evidente come il gruppo più dinamico e al passo con le evoluzioni tecnologiche del mercato sia il primo: il report del Cerved si focalizza infatti principalmente su questo segmento. Secondo i dati del report, buona parte delle imprese “aquile”, circa un terzo, sono insediate nel Nord-Ovest della nazione; a seguire, le zone maggiormente popolate da queste aziende sono Nord-Est e Centro Italia; infine, Sud e Isole. Per quanto riguarda i settori invece, gli investimenti delle PMI in innovazione si concentrano maggiormente nell’industria e nella distribuzione, e meno nelle costruzione e servizi. Inoltre, la maggior parte delle imprese “aquile” ha un’età compresa tra i 10 e i 20 anni, a conferma del paradigma che l’innovazione è giovane.

In merito agli effetti degli investimenti in innovazione sulle PMI, si possono evidenziare alcuni dati. In termini di performance di fatturato, le aziende “aquile” presentano un tasso di crescita cumulato maggiore, pari al +15%: per i “pterodattili” l’incremento è minore ma comunque buono (+7,7%), per i “colibrì” intorno al +4,2%, mentre per gli “struzzi” addirittura negativo (-4%). Anche per quanto riguarda la produttività e la redditività netta le “aquile” presentano valori maggiori, seguite dai “colibrì”.

L’ultimo dato, che per certi versi può far riflettere, è riferito ai tassi di default, i cui maggiori valori sono registrati nelle “aquile” e nei “colibrì”: in caso di sopravvivenza, tuttavia, le stesse imprese riescono ad ottenere le performance migliori in termini di fatturato, produttività e redditività.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

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  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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