Le PMI italiane bocciano il sistema giudiziario

Presentata una ricerca sul rapporto tra PMI e Giustizia.

Redazione MondoPMI
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Il forum Focus PMI dell’Istituto Tagliacarne e LS Lexjus Sinacta di quest’anno, giunto alla VII edizione, era centrato sul tema “Efficienza e Giustizia come valore dell’Impresa”.

A margine del Forum è stata presentata una ricerca su di un panel di mille imprenditori di PMI italiane, con domande inerenti il mondo della Giustizia ed il suo rapporto con l’impresa. Poche sorprese nello scoprire la profonda insoddisfazione delle PMI italiane rispetto a funzionamento del sistema giudiziario: del resto è cosa nota da tempo che i tribunali italiani, soprattutto quelli civili, non riescano a tenere il passo con le richieste di giudizio sulle controversie; è sufficiente citare i dati dell’OCSE per capire come lo strumento giudiziario sia scarsamente in grado di rispondere alle esigenze delle PMI. Il tempo medio, infatti, per la chiusura di una causa civile in primo grado in Italia è oltre il doppio rispetto alla media dei paesi OCSE; se si considerano invece i tempi per avere una risposta (quasi) definitiva, con il raggiungimento del terzo grado di giudizio, si arriva ad oltre il triplo.

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LE motivazioni della bocciatura

Sarà per questo che circa l’80% degli intervistati considera “intollerabili” i tempi della giustizia civile italiana, e la lungaggine appare per prima nella lista dei problemi percepiti dalle Piccole e Medie Imprese, secondo questa classifica dei “malanni”:

  • 57% tempi lunghissimi;
  • 35,7% corruzione;
  • 29,5% legislazione poco chiara.

La ragione di questa percezione è immediatamente chiara: dovendo esprimere in quale area dell’azienda impattino maggiormente le disfunzioni giudiziarie, la quasi totalità degli imprenditori cita l’ambito finanziario. Non è difficile comprendere come possa essere problematico, soprattutto per le PMI, fare fronte ai problemi di liquidità legati a mancati pagamenti in mancanza di un sistema pronto, rapido ed elastico nel stabilire torti e ragioni, diritti e compensazioni. Nel complesso, il 75% delle PMI intervistate si dice insoddisfatto dalla giustizia civile italiana.

Non va meglio se si considerano le opzioni di risoluzione stragiudiziale delle controversie: inizialmente concepiti proprio per accorciare i tempi della giustizia, “alleggerendo” il lavoro dei tribunali con percorsi alternativi, l’Arbitrato e la Mediazione non sembrano sortire particolari effetti. Utilizzati da appena il 14% degli intervistati, sono conosciuti da un altro 22% che però non ne ha mai fatto uso. Il rimanente 63% non conosce neppure l’esistenza di questi strumenti.

La dose si rincara guardando a due studi, uno di Confindustria ed uno di di CNA; secondo quest’ultimo l’80% degli artigiani ritiene i problemi della giustizia e quelli legati alla corruzione i principali freni alla competitività, mentre secondo Confindustria, ogni anno infrastrutture inadeguate, burocrazia e corruzione pesano sul PIL italiano con perdite che si aggirano intorno al 30%.

In assenza di investimenti precisi nel funzionamento della macchina giudiziaria, il paese continuerà a pagare un pesante pegno alle inefficienze nell’amministrazione della Giustizia.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

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