Meccanica strumentale: export a 100 miliardi nel 2019

Il settore vale oggi 82 miliardi di euro in esportazioni.

Redazione MondoPMI
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meccanica strumentale

È un mercato in continua crescita, quello della meccanica strumentale per l’Italia, che punta dritta verso i 100 miliardi di export entro il 2019. Un obiettivo ambizioso, ma a portata di mano secondo quanto rileva SACE nello studio “Obiettivo 100 miliardi: welcome to the machine” dedicato appunto alla meccanica come settore di punta dell’eccellenza italiana nel mondo.

L’indagine, condotta tra 222 imprese italiane del settore, analizza i tratti distintivi da rafforzare, gli ostacoli da superare e le destinazioni da presidiare per consentire alle aziende di crescere nelle esportazioni dall’attuale valore di 82 miliardi ai 100 entro il 2019.

Con questi numeri, la meccanica strumentale costituisce già la prima voce dell’export italiano di beni, collocando il nostro Paese al quinto posto nel mondo con punte di eccellenza per le macchine per il packaging, le macchine utensili e le macchine per la lavorazione di plastica e gomma.

banner-adwords-analytics-pro-OK-12Dallo studio emerge che le imprese della meccanica strumentale italiana sono perlopiù di piccola e media dimensione, localizzate nell’85% dei casi nel Nord Italia, con una media di 19,2 dipendenti, mediamente quasi la metà delle concorrenti europee. Nonostante le dimensioni modeste rispetto alle imprese dello stesso settore negli altri Paesi europei, queste aziende rivestono un ruolo di primo piano nell’economia italiana, rappresentando il 6% delle PMI manifatturiere e il 12% degli addetti dell’industria. Se, da un lato, a piccola dimensione rappresenta un importante fattore di flessibilità, dall’altro risulta vincolante per il raggiungimento delle economie di scala e di scopo necessarie a competere a livello globale.

Dal rapporto SACE emerge, in  particolare, che

  • la competizione si gioca sullo scenario internazionale, ma la catena di fornitura rimane prevalentemente nazionale;
  • la dimensione e la scarsa apertura a fonti di capitale non bancario rimangono un limite alla crescita;
  • permane un’esposizione prevalente sui mercati di prossimità;
  • la personalizzazione del prodotto e l’alto contenuto tecnologico sono elementi distintivi dell’offerta, ma esistono svantaggi competitivi sul brand e sul pricing.

Per concludere, SACE traccia la via da percorrere per poter raggiungere un obiettivo importante come quello dei 100 miliardi di export entro il 2019, cioè:

  • la crescita: la piccola dimensione delle aziende italiane è, da una parte, un importante fattore di flessibilità, dall’altra, un limite fondamentale allo sviluppo dell’intera economia del Paese;
  • l’internazionalizzazione: per le imprese della meccanica strumentale, è naturale guardare oltreconfine;
  • l’innovazione: il concetto di industria 4.0 deve diventare necessariamente famigliare alle imprese italiane del settore.

Il segreto per vincere questa sfida, quindi, è rinnovare il business model per renderlo più adatto alle sfide globali. Allora si che il raggiungimento dei 100 miliardi di euro di export potrà essere davvero un traguardo concreto.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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