Pagamenti puntuali, dati in miglioramento nel secondo trimestre 2017

Il dato può essere considerato come un indicatore del miglioramento dello stato di salute delle imprese italiane.

Redazione MondoPMI
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Uno studio Cribis sulla puntualità delle aziende italiane nei pagamenti ha fatto emergere un miglioramento, per la prima volta dal 2011. Nel secondo trimestre del 2017 le aziende che provvedono a pagare le fatture entro i termini sono cresciute del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari al 36% pagamenti. Anche per quanto riguarda i gravi ritardi, ovvero quelli oltre i 30 giorni dalla scadenza dei termini di pagamento, si è registrato una diminuzione del 16% dei mancati pagamenti, mentre il numero dei cattivi pagatori è stato pari all’11% delle aziende.

Si è registrata un’inversione di tendenza della regolarità dei pagamenti, la quale dal 2011 aveva visto crescere in modo continuato i ritardi. Il dato può essere considerato come un  indicatore del miglioramento dello stato di salute delle imprese italiane, di pari passo con la riduzione del numero di fallimenti. Questo però non deve far dimenticare che il periodo di crisi economica si porta appresso un incremento dei gravi ritardi del 100% rispetto al 2010.

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I dati della ricerca

La ricerca condotta ha riportato differenti situazioni se i dati vengono analizzati con dettaglio territoriale:

  • nel nord-est Italia i pagamenti regolari sono stati il 45% mentre i ritardi gravi sono stati il 7% dei pagamenti;
  • nel nord-ovest Italia i pagamenti regolari sono stati il 42% mentre i ritardi gravi sono stati l’8% dei pagamenti;
  • nel centro Italia i pagamenti regolari sono stati il 33% mentre i ritardi gravi sono stati il 13% dei pagamenti;
  • nel sud Italia e isole i pagamenti regolari sono stati il 24% mentre i ritardi gravi sono stati il 18% dei pagamenti.

Centro e sud Italia risultano essere sotto la media nazionale.

Pr quanto riguarda l’analisi per settore, il comparto dei servizi finanziari, banche e industria produttiva hanno fatto registrare la performance migliori, mentre il settore del commercio al dettaglio è quello che porta le maggiori difficoltà nei pagamenti, con il rischio che questo possa incidere negativamente sull’intera filiera produttiva.

Infine, per quanto riguarda la dimensione delle imprese, le micro imprese hanno prodotto il maggior numero di gravi ritardi, con il 12% dei pagamenti, mentre le piccole e medie imprese hanno mostrato dati positivi, con una percentuale di gravi ritardi rispettivamente del 5,6% e del 6,6%.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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