PMI: le 11 regole per una buona governance

I nuovi strumenti finanziari richiedono una struttura trasparente di gestione per attirare gli investitori.

Redazione MondoPMI
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“Undici semplici regole il cui rispetto può aiutare le PMI ad adottare una buona governance e rafforzarsi sui mercati” è il documento redatto da Nedcommunity, associazione di consiglieri indipendenti coordinata da Paola Schwizer, con lo scopo di evidenziare come una corretta governance aziendale sia importante anche per le piccole e medie imprese.

Un reflection group “governance delle PMI”, diretto da Enrico Maria Bignami, ha stilato il documento, al quale hanno contribuito anche Alessandro Zattoni professore ordinario di Economia aziendale all’Università Luiss di Roma Laura, Iris Ferro imprenditrice di Gentium, Roger Olivieri dello studio Bignami Associati e Annapaola Negri Clementi dello Studio Legale Negri‐Clementi.

Il focus del documento è incentrato sull’idea che una governance corretta dell’impresa sia necessaria anche per le piccole imprese, in quanto nuovi strumenti finanziari come mini bond o piani individuali di risparmio richiedono una struttura trasparente di gestione per attirare gli investitori. Queste fonti di finanziamento, da utilizzare come alternativa al tradizionale canale bancario, di fatto richiedono delle garanzie e la trasparenza è una prima garanzia da presentare al mercato. Tra i punti salienti trattati nel documento sono rilevanti l’adozione di un codice etico, la pianificazione della successione dell’impresa e la necessità di dare una giusta remunerazione per trattenere e attirare all’interno dell’organizzazione professionalità necessarie all’impresa.

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LE 11 REGOLE

  1. La governance a tutela delle minoranze: devono essere tenuti in considerazione gli interessi dei soci di minoranza;
  2. Codice etico: sono espresse le caratteristiche dell’ambiente interno e dei valori fondanti;
  3. Advisory board al posto del Cda: deve essere garantito un ruolo di indirizzamento;
  4. Adeguato numero di indipendenti: devono essere presenti all’interno del consiglio di amministrazione;
  5. I compiti del Cda/advisory board: deve supportare nella definizione delle strategie, definire e monitorare i rischi, contenere i conflitti di interessi;
  6. I principi di funzionamento:
  • il presidente del cda coordina i lavori;
  • il cda deve riunirsi regolarmente;
  • i membri degli organi sociali sono formati e aggiornati sull’attività dell’impresa;
  • il presidente del cda non deve coincidere con il capo dell’azienda;
  1. Il controllo dei rischi è essenziale: deve essere chiara la necessità di dotare l’impresa di un adeguato sistema di controllo;
  2. Il controllo ha un valore strategico: anche se non obbligatorio è preferibile istituire un organo di controllo;
  3. Giusto compenso: la remunerazione dei membri degli organi sociali deve attirare, motivare e trattenere professionalità necessarie all’impresa:
  4. Pianificare la successione: deve essere previsto un piano di successione per garantire la stabilità dell’impresa;
  5. L’importanza della comunicazione interna: deve essere garantito un flusso costante di informazioni.

Seguendo queste regole le PMI avranno uno strumento in più per garantirsi una buona governance aziendale, anche in un’ottica di garanzia per i propri finanziamenti.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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