Startup innovative: +40% rispetto al 2015

In aumento anche il valore medio delle quasi 6 mila imprese.

Redazione MondoPMI
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E’ online da ieri la relazione 2016 del Ministero dello Sviluppo Economico che monitora lo stato di attuazione e l’impatto delle normative in favore delle startup e delle Pmi innovative. Dove nell’era dell’Industria 4.0 si è manifestata una stretta e stabile collaborazione tra università, enti di ricerca, grandi imprese, PMI, startup e aziende innovative e a quattro anni dal lancio dello Startup Act, è importante fare un punto della situazione.

Italia modello a livello europeo

Lo Startup Act è riconosciuto come una delle più avanzate politiche per lo sviluppo dell’imprenditoria innovativa a livello internazionale. Infatti, l’Italia si posiziona al secondo posto in Europa per tasso di adozione delle raccomandazioni provenienti dalla Commissione europea sul tema.

La Relazione annuale 2016 al Parlamento dimostra come anche quest’anno sia stata reale la crescita dell’ecosistema italiano, con un aumento del numero di startup registrate (+41% sull’anno precedente), del valore medio della produzione (+33%) e delle risorse finanziarie raccolte (+128).

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La Relazione analizza vari aspetti delle tematiche in questione quali: le principali evoluzioni normative, la descrizione delle startup innovative registrate, i risultati emersi da #StartupSurvey, i principali risultati con l’introduzione di politiche per le startup e le principali iniziative di comunicazione pubblica sulle policy.

I dati del rapporto

I dati rilevanti, specchio della situazione italiana nel campo delle startup innovative, sono:

  • le startup innovative sono 5.942, circa il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente
  • il 44% delle startup innovative ha la sede legale in Lombardia, Emilia Romagna e Lazio
  • l’incremento del numero di individui direttamente coinvolti in una startup innovativa è stato del 47,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente
  • le startup innovative rispetto al resto delle società di capitali, iscrivono il loro indirizzo web nel Registro delle Imprese (64% contro poco più del 2%)
  • i soci delle startup innovative sono in media circa 4 a impresa, in grande maggioranza uomini (solo 18% le donne) e almeno 7 su 10 sono laureati
  • tra i soci delle startup il 34,7% era lavoratore dipendente prima di avviare la nuova impresa
  • i bilanci del 2015 hanno registrato un forte incremento nel valore complessivo della produzione (da 320 a 600 milioni) determinato non solo dall’aumento delle startup iscritte e di conseguenza dei bilanci computati (da 2.860 a 3.853), ma anche del valore medio della produzione delle imprese dotate di almeno un bilancio depositato

I dati di questo Rapporto sono significativi per il loro valore operativo ma soprattutto utili al fine di stimolare un vero e proprio dibattito pubblico e di promuovere il monitoraggio e la divulgazione sugli effetti e delle opportunità grazie allo dello Startup Act italiano.

Per il report completo visitate il sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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