Consumo sul posto: il Mise fa chiarezza

L'autorizzazione è ristretta ai panificatori, eccetto casi specifici.

Redazione MondoPMI
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La normativa legata alla possibilità di consumo sul posto è stata la prima volta introdotta negli Artt. 3 e 4 DL Bersani n. 223/2006 e ss. La liberalizzazione è intervenuta a sostegno dei piccoli esercenti del ramo alimentare, concedendo loro la possibilità di creare all’interno del locale in gestione una zona dove la clientela potesse consumare direttamente i prodotti acquistati.

Con la Risoluzione n. 174884 del 29.9.2015 il Ministero ha voluto fare chiarezza sulle restrizioni legate alla norma vigente: l’immediato consumo deve essere ubicato nelle sale adiacenti al luogo di acquisto, vietando gli spazi esterni come luogo di consumo, e con l’impiego di arredi aziendali con stoviglie e posate “a perdere”.

Il Ministero, ha inoltre chiarito che l’autorizzazione al consumo sul posto è riservata ai titolari di impianti di panificazione, e che la norma non è estendibile alle attività artigianali diverse, in quanto non contemplate esplicitamente dalla richiamata disciplina statale, eccezion fatta per i casi in cui le stesse svolgano legittimamente presso la propria sede anche la vendita al dettaglio quali esercizi di vicinato.

Gli esercizi che avranno l’autorizzazione per l’applicazione del consumo del posto dovranno comunque ospitare un numero limitato di panchine o altre sedute “non abbinabili” per differenziare il servizio offerto al cliente da quello “seduti al tavolo” di bar e ristoranti.

In conclusione, il Ministero ha ribadito che la disciplina vigente non prevede espressamente tale possibilità nei casi di impresa artigiana, tuttavia nel caso prospettato, il Comune interpellante si atterrà al territorio di rispettiva competenza alla parimenti vigente disposizione regionale citata in premessa e recante tale fattispecie (Art. 2 LR 8/09), nonché alle modalità operative già diramate dal medesimo Dicastero nelle predette interpretative del 2006 e del 2013 in merito alla legislazione statale.

Image Credit: Shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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