Contratto di subfornitura: obblighi e doveri

Approfondiamo la conoscenza di una delle normative più diffuse tra le PMI.

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Il contratto di subfornitura è tra i più diffusi nell’ambito della PMI ma anche tra i meno conosciuti sotto l’aspetto normativo. La Legge 192/1998 disciplina tale rapporto, con il quale un imprenditore si impegna ad effettuare, per un’altra impresa, lavorazioni di materiali forniti direttamente dal committente, ovvero la realizzazione di prodotti o la prestazione di servizi destinati ad essere incorporati nell’attività economica del committente. Il subfornitore è l’impresa genericamente definita “terzista”.

Forma e contenuto del contratto di subfornitura

Il contratto di subfornitura deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullità. È sufficiente la semplice scrittura privata non autenticata, la stipulazione tramite fax o per via telematica (con sistemi di firma digitale) con scambio di proposta ed accettazione, ovvero l’inizio dell’esecuzione del contratto da parte del subfornitore.

Devono inoltre essere indicati: i requisiti del bene o del servizio richiesto, il prezzo pattuito, i termini e le modalità di consegna, di collaudo e di pagamento.

È per di più prevista la nullità dei patti diretti ad attribuire poteri unilaterali di modifica del contratto.

Appare pertanto evidente come una buona e precisa contrattualizzazione sia indispensabile per la realizzazione del prodotto-servizio voluto e per prevenire incertezze circa il contenuto e i termini delle rispettive obbligazioni.

Abuso di dipendenza economica

Ogni patto con cui viene realizzato un abuso di dipendenza economica è nullo (art.9). Questo accade quando un’impresa, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, è in grado di determinare un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi in capo ai contraenti, imponendo condizioni contrattuali gravose o discriminatorie, ovvero interrompendo arbitrariamente le relazioni commerciali.

Responsabilità del subfornitore

In base all’art. 5 della L.192/1998 il subfornitore è esclusivamente responsabile del funzionamento e della qualità della parte del prodotto o del servizio a lui commissionate secondo le prescrizioni contrattuali, non rispondendo pertanto per il difetto causato dal materiale o dagli strumenti forniti, purché prontamente segnalati al committente. Ogni diversa clausola è nulla.

Termini di pagamento

La L.192/1998 impone che il termine di pagamento a favore del subfornitore non può eccedere i 60 giorni, e che ogni pattuizione tesa a dilatare tale termine si deve considerare nulla; il mancato rispetto del termine di pagamento determina l’applicazione degli interessi di mora (tasso BCE maggiorato di 8 punti) e, in caso di pagamento oltre i 30 giorni dalla scadenza convenuta, l’applicazione di una penale pari al 5% dell’importo in relazione al quale la committenza non ha rispettato i termini. Il subfornitore non pagato ha altresì diritto di ottenere decreto ingiuntivo esecutivo per il compenso non percepito.

Image Credit: Shutterstock

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Lo Studio Legale Margiotta & Partners costituisce una tra le primarie realtà degli Studi del foro milanese. I professionisti che ne fanno parte assistono su tutto il territorio nazionale le aziende proprie clienti principalmente nel campo del diritto societario e d'impresa sia in materia giudiziale che stragiudiziale, con particolare riguardo alla realtà PMI.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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