Controlli Burocratici PMI: 111 possibilità di finire nel mirino

La ricerca di CGIA Mestre sui controlli burocratici rivela il peso economico della Burocrazia.

Redazione MondoPMI
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La CGIA di Mestre aggiorna la propria ricerca sui controlli burocratici alle PMI: dalla rilevazione del 2014, il numero delle operazioni di controllo possibili per una piccola impresa italiana aumenta di 14 unità, portandosi alla cifra record di 111 all’anno. Questo nonostante una diminuzione negli enti responsabili dei controlli stessi.

La ricerca riguarda i controlli burocratici alle PMI che comportano la presentazione di certificati, la compilazione di moduli e la fornitura di atti aziendali per verifiche. Il tema rilevante è che la grande maggioranza delle imprese con meno di 50 addetti, l’81% secondo la ricerca della CGIA, non dispone di risorse interne adeguate ad affrontare le incombenze richieste dai controlli, e per questo motivo sono costrette ad affidarsi a consulenti esterni. Nel 70% dei casi, l’attività dei consulenti si affianca a quella degli uffici interni, mentre nei rimanenti casi, la procedura di controllo deve essere gestita interamente da consulenti. Un dato, questo, in grado di spiegare almeno parzialmente le ultime elaborazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo le quali la burocrazia peserebbe sul sistema produttivo del paese per circa 30 miliardi di euro all’anno, il corrispettivo di circa due punti di PIL.

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La ricerca è stata condotta suddividendo i possibili controlli burocratici alle PMI in 4 aree di ispezione:

  • Ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro: 56 controlli;
  • Fisco: 26 controlli;
  • Contrattualistica: 21 controlli;
  • Amministrativo: 8 controlli.

Controlli burocratici alle PMI: per i titolari motivo di tensione.

 

In diversi casi, gli enti che operano questi controlli si accavallano, ed in generale il panorama legislativo che dà origine ai meccanismi di ispezione è farraginoso e disarticolato e dove non sono sempre chiari riferimenti, obblighi, adempimenti necessari. Questo spiega in parte anche il dato relativo alla necessità di ricorrere a consulenti esterni; qui però conta soprattutto il fatto che questo contesto fa crescere l’incertezza sui propri doveri e diritti, e la discrezionalità degli addetti al controllo sugli esiti dello stesso.

Le proposte per uscire dalla burocratizzazione

È auspicabile una semplificazione normativa che anche se non producesse una riduzione nel numero dei controlli burocratici alle PMI, potrebbe determinare sia un cambiamento di rotta nella loro percezione, che nelle condizioni alle quali i controlli dovrebbero essere eseguiti. Secondo la CGIA sarebbero da potenziare i controlli automatici, quelli che avvengono a monte delle attività aziendali, per via telematica, in questo modo si potrebbe mantenere la capacità  di monitoraggio dello Stato e degli enti, senza per questo influire negativamente sull’operatività aziendale e sui costi connessi.

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Image credit: Pixabay

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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