Correttivo Codice Appalti: cosa cambia per le PMI?

Tra le novità la modifica della disciplina dell'appalto integrato e del criterio del prezzo più basso.

Redazione MondoPMI
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È stato approvato in via definitiva dal Governo il Correttivo Codice Appalti, un testo composto da 131 articoli in modifica del Codice Appalti. Il Correttivo è stato redatto tenendo in considerazione le necessità di tutti i soggetti coinvolti, come imprese, associazioni di edilizia, professioni e Autorità Anticorruzione e a seguito dei pareri pronunciati da Commissioni Parlamentari, Consigli di Stato e dalla Conferenza Stato Regioni.

Le principali novità introdotte dal Correttivo riguardano:

  • modifica della disciplina dell’appalto integrato, vietato dalla versione 2016 del Codice Appalti. Il Correttivo ripristina la fattispecie, consentendo di affidare congiuntamente la progettazione e realizzazione dei lavori in una serie di casi stabiliti. I casi comprendono le opere con progetto preliminare o definitivo approvato entro il 19 aprile 2016 e prima dell’entrata in vigore del Dlgs 50/2016, le opere considerate urgenti, appalti ad alto contenuto tecnologico, riguardanti beni colturali o manutenzioni;
  • innalzamento della soglia a 2 milioni di Euro per l’applicazione del criterio di assegnazione del “prezzo più basso” con lo scopo di incrementare l’utilizzo di questo criterio. A seguito dell’utilizzo di questo criterio non saranno permesse modifiche al progetto esecutivo da parte di chi deve eseguire i lavori, e sarà prevista l’applicazione di clausole anti turbativa per escludere offerte con prezzi ribassati superiori o inferiori alla media di settore.

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LE NOVITÀ PER LE PMI

A favore delle piccole e medie imprese sono state riservate delle quote per gli appalti con importi inferiori a 1 milione di Euro. In questo modo il Governo risponde alle richieste degli enti locali, anche se tale misura deve ancora essere approvata dalla Commissione Europea. Inoltre per la partecipazione alle gare d’appalto le micro imprese dovranno presentare garanzie meno rigide. Rimane invece presente il divieto di subappalto per importi che superano il 30% del valore della gara, mentre per i contratti dal valore complessivo superiore ai 5,2 milioni di Euro sarà obbligatorio inserire nell’offerta una lista di 3 subappaltatori per l’esecuzione delle opere. Tra le altre novità introdotte, il costo della manodopera sarà utilizzato per calcolare la base d’asta e non sarà più obbligatoria ma opzionale la presentazione del rating dell’impresa, al quale sarà comunque attribuito un punteggio in sede di offerta.

Infine per i professionisti, in ottemperanza del Decreto Parametri, le stazioni appaltanti dovranno applicare i parametri previsti dalla normativa per stabilirne i compensi.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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