Cos’è la web tax e cosa comporta: guida completa.

una sintesi operativa per capire la web tax.

Alberto Liviero
0
0
web tax

Con la Legge di Bilancio 2018 viene definitivamente introdotta la nuova imposta sulle transazioni digitali, la c.d. web tax, che gra­va nella misura del 3% sulle prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elet­tro­nici (in una precedente versione l’imposta era fissata nella misura del 6%). L’entrata in vigore è fissata per il 1° gennaio 2019. Vediamo insieme tutti i dettagli relativi a questa imposta: chi deve pagare la web tax, a cosa serve e come si paga.

Le finalità della web tax


L’intento è di rimuovere l’evidente privilegio in cui si trovano a operare le multinazionali digitali, (ad esempio Google), le quali prelevano cassa sul mercato Italiano e lo tassano in un’altra economia soggetta ad una minore pressione fiscale (ad esempio Irlanda). Si pongono così in un’evidente posizione di vantaggio sulle imprese italiane operanti nello stesso settore. Ma danneggiano altresì le aziende italiane di qualsiasi altro settore facendo gravare sulle stesse un livello di imposizione che potrebbe essere ridotto se il contributo del mondo imprese fosse più correttamente distribuito.

A chi si applica la web tax?


L’imposta si applica nei confronti dei soggetti, residenti o non residenti, che effet­tuano prestazioni tramite mezzi elettronici in numero eccedente le 3.000 unità nell’anno solare. Essa si applica solo nel momento in cui la prestazione è resa nei confronti di:

  • un sostituto d’imposta residente di cui all’art. 23 co. 1 del DPR 600/73;
  • una stabile organizzazione italiana di un soggetto non residente.

Sono, invece, escluse dall’ambito applicativo del nuovo tributo le prestazioni effettuate nei confronti di soggetti privati. Non sono, inoltre, soggette all’imposta le prestazioni rese nei confronti dei soggetti in regime forfetario o in regime dei minimi.

Quali attività sono sottoposte alla web tax?


L’individuazione delle prestazioni di servizi assoggettate alla web tax è demanda­ta ad un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da emanare entro il 30.4.2018. È però previsto, in linea generale, che si considerano servizi prestati tramite mezzi elettronici quelli “forniti attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzial­mente automatizzata, corredata da un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione”.

TiAnticipo_Chaplin_banner_728x90

Aliquote web tax e base imponibile


L’imposta è dovuta nella misura del 3% del valore della singola transazione, in­ten­dendosi per tale il corrispettivo, al netto dell’IVA.

Come si paga la web tax e come funziona


L’imposta è prelevata, all’atto del pagamento del corrispettivo, dal soggetto com­mittente. Essa è versata all’Erario dal committente stesso entro il giorno 16 del mese successivo.
Le prestazioni di servizi dei soggetti non residenti senza stabile organizzazione in Italia, sono tassate a partire dall’1 gennaio 2019, con imposta al 3%. Questo 3% sul fatturato, applicato quindi su ciascuna transazione digitale al di sopra dei 30 euro, è operata sull’impresa italiana dall’intermediario finanziario che opera nel nostro Paese, al quale viene dato il ruolo di sostituto d’imposta tenuto ad applicare una ritenuta d’imposta con obbligo di rivalsa sul soggetto che percepisce i corrispettivi.

Ti è piaciuto questo articolo? Nella nostra newsletter trovi tutte le notizie più interessanti della settimana per il Mondo delle PMI in unico contenitore.

>> Clicca qui per iscriverti <<

Image credit: shutterstock

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Alberto Liviero

Alberto Liviero

Dottore Commercialista, iscritto all’ODCEC di Rovigo. Formazione di stampo giuridico-economica, con un occhio di riguardo all'innovazione ed alle nuove tecnologie.

Ultimi post su Twitter

3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

cinque × 5 =