Equity crowdfunding: incentivi fiscali per chi lo sceglie

Sgravi fiscali previsti per persone fisiche e giuridiche

Redazione MondoPMI
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equity crowdfunding

L’equity crowdfunding è uno degli strumenti di finanziamento per le PMI che in questo periodo si stanno diffondendo maggiormente, grazie anche agli incentivi previsti dal Governo negli ultimi periodi. E ora la misura sugli incentivi fiscali per chi investe nelle startup e nelle PMI innovative è stata approvata anche dalla Commissione Europea ed è diventata definitiva.

Cos’è l’equity crowdfunding

L’equity crowdfunding è un sistema di finanziamento secondo cui una PMI che ha bisogno di liquidità per portare avanti un progetto, può andare alla ricerca di finanziamenti da parte di investitori privati a cui in cambio cederà una piccola quota dell’azienda. Ora ad incentivare questo tipo di meccanismo arrivano anche interessanti sgravi fiscali sulla prossima dichiarazione dei redditi. Queste agevolazioni hanno fatto il loro debutto con la Legge di Bilancio 2017, ma si apprestano ad entrare stabilmente tra gli strumenti che le aziende potranno utilizzare per ottenere sgravi fiscali, visto che è previsto possano essere utilizzate anche nei prossimi anni.

Quali sono gli incentivi?

Sono previsti incentivi sia per le persone fisiche, sia per le persone giuridiche. Per le persone fisiche che investono nelle startup innovative, infatti, è prevista una detrazione dall’IRPEF del 30% rispetto alla somma investita, fino ad un massimo di milione di euro. Per le persone giuridiche e per i fondi di investimento, invece, è prevista una deduzione dell’imponibile dell’IRES del 30% rispetto al capitale investito, fino ad un massimo di 1,8 milioni di euro.

L’obiettivo di questo nuovo strumento di finanziamento, nelle intenzioni del Governo che l’ha inserito nella Manovra Bis, è proprio quello di incentivare gli investimenti verso le startup innovative, in modo che queste nuove imprese ad alto valore tecnologico possano crescere e diventare uno dei fulcri intorno a cui far ruotare lo sviluppo economico nazionale nei prossimi anni.

Non resta che aspettare i primi dati per capire quanto questo strumento potrà davvero entrare a far parte di un sistema di finanziamenti strutturati erogati da parte di enti privati.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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