Errore in fattura: come si corregge?

Sei incappato in una svista? Ecco come sistemare il documento!

Laura Costabile
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Una fattura è un documento ufficiale che, una volta emesso, non andrebbe cancellato. Tuttavia, è possibile commettere degli errori nella compilazione e per questo è necessario emendare i dati inseriti.

La legge prevede che la fattura sia ritenuta valida dal momento in cui viene inviata al cliente e, proprio da quel momento, gli eventuali cambiamenti devono essere applicati seguendo una procedura specifica che un programma di fatturazione e contabilità in cloud come Debitoor permette di completare in pochi passi.

Nota di credito e di debito

Nel caso in cui l’errore in fattura sia contenuto nell’importo totale o nell’aliquota o ammontare IVA riportati, è necessario emettere una nota di variazione. Questa prenderà il nome di nota di credito se la somma registrata è superiore a quanto dovuto e di debito nel caso opposto.

La discrepanza può dipendere sia da una mancata applicazione di uno sconto concordato, un abbuono (nel caso in cui parte della merce venga restituita) che da una semplice distrazione. L’emissione delle note di debito è obbligatoria in quanto l’IVA non versata rientra tra gli obblighi verso l’Erario, mentre quelle di credito sono a discrezione del prestatore. Se, invece, l’imprecisione riguarda altri dati, è opportuno comunicare al cliente gli errori con una lettera formale al fine di consentirne la correzione.

Elementi di una nota di credito

Perché una nota di credito sia valida, deve contenere:

  • Numero identificativo
  • Riferimento alla fattura errata
  • Data di emissione
  • Informazioni sui beni o servizi prestati
  • I valori preceduti da segno negativo

Note di credito e limiti temporali

La regola generale prevede che eventuali note di credito vengano emesse entro un anno dalla creazione del documento, tuttavia, esistono dei casi particolari in cui questo termine viene rimosso. Nello specifico possono essere emesse note di credito in qualsiasi momento:

  • per contratti invalidi o revocati
  • a seguito di una norma
  • per mancato saldo della fattura a seguito di un processo amministrativo
  • per la concessione di sconti o abbuoni addizionali

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Laura Costabile

Laura Costabile

Laura ha 23 anni e vive a Copenhagen in Danimarca. Originaria del sud Italia, dopo essersi diplomata al liceo classico si è trasferita a Milano dove ha completato la laurea triennale in International Economics Management e Finance. Da 3 anni è a Copenaghen dove ha frequentato la specialistica in International Business e lavora per Debitoor come assistente marketing e comunicazione per l’Italia.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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