Iva in Edilizia: manutenzioni ordinarie e straordinarie al 10%

il punto della situazione sul regime IVA agevolato

Alberto Liviero
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Chi opera nell’edilizia saprà di certo che la normativa IVA in edilizia e nel settore immobiliare è alquanto intricata e destreggiarsi tra aliquote agevolate, casi di esenzione, non imponibilità e bonus rischia di diventare davvero un’impresa. Di seguito cerchiamo di focalizzare i punti fondamentali della disciplina iva nelle manutenzioni ordinarie e straordinarie.

L’art. 7 c. 1 b) della L. 488/1999 prevede che gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria siano soggetti all’aliquota del 10% se realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.

IVA IN EDILIZIA: MANUTENZIONE ORDINARIA (art. 3 c.1 DPR 380/201)

Interventi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.

IVA IN EDILIZIA: MANUTENZIONE STRAORDINARIA(art. 3 c.1 lett. B) DPR 380/201)

Interventi relativi a tutte le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire le parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare e integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso.

IVA IN EDILIZIA: IMMOBILI AD USO ABITATIVO

L’aliquota IVA al 10% si applica agli interventi eseguiti su fabbricati a prevalente destinazione abitativa con esclusione, quindi, dei fabbricati a prevalente destinazione strumentale. Sono considerati fabbricati a prevalente destinazione abitativa:

  • le unità immobiliari classate nella categoria A, con l’esclusione dell’A10 indipendentemente dall’utilizzo dell’immobile;
  • le pertinenze dell’unità immobiliare abitativa;
  • gli edifici che abbiano oltre il 50% della superficie dei piani sopra terra destinati ad abitazione privata. In tal caso l’agevolazione si estende anche alle parti comuni dell’edificio; diversamente, restano esclusi gli interventi eseguiti sulle singole unità immobiliari non abitative.

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TIPOLOGIA DI PRESTAZIONE

L’aliquota del 10% trova applicazione per le sole prestazioni di servizi e non anche alle cessioni di beni finiti.

Le prestazioni di servizi agevolabili sono quelle rese in base a un contratto d’appalto o d’opera. Sono invece escluse le prestazioni professionali e le prestazioni rese in base a un contratto di subappalto.

L’aliquota del 10% si applica sull’intero valore delle prestazioni di servizi comprendendovi anche i beni impiegati.

BENI SIGNIFICATIVI

Tuttavia, laddove i beni impiegati siano significativi l’applicazione dell’aliquota ridotta trova una limitazione se il loro valore supera il 50% dell’intero corrispettivo. In particolare:

se il valore dei beni significativi non supera il 50% del valore della prestazione, l’Iva al 10% si applica sull’intero valore della prestazione, comprensivo della fornitura dei beni;
se il valore dei beni significativi supera il 50% del valore della prestazione, su tali beni l’aliquota del 10% si applica solo fino a concorrenza del valore della prestazione, considerato al netto del valore dei beni significativi medesimi.

A titolo esemplificativo rientrano nella categoria di beni significativi gli ascensori e montacarichi, infissi esterni ed interni, caldaie, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria Sanitari e rubinetterie da bagno.

Per l’elenco dettagliato è possibile consultare il DM 29 dicembre 2009.

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Image credit: shutterstock

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Alberto Liviero

Dottore Commercialista, iscritto all’ODCEC di Rovigo. Formazione di stampo giuridico-economica, con un occhio di riguardo all'innovazione ed alle nuove tecnologie.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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