La differenza tra fattura ordinaria e proforma

Primi approcci alla fatturazione? Ecco i documenti base.

Redazione MondoPMI
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Chi si è trovato per la prima volta ad adempiere gli obblighi imposti dalla fatturazione, si riconoscerà in queste parole: in quei momenti il senso di smarrimento è spesso molto forte. Documenti diversi da tenere in ordine, diciture differenti per diversi regimi, ritenuta e rivalsa da poter applicare in casi specifici, la questione dell’IVA e i tempi di emissione sono solo alcune delle variabili che imprenditori e professionisti devono considerare.

A queste si aggiunge la confusione che spesso si fa tra i diversi tipi di fattura e principalmente tra fattura ordinaria e proforma.

Che differenza passa tra questi due documenti? Come devono essere usati?

Un modello di fattura, due funzioni

Ad una prima occhiata queste due fatture non sembrano essere molto diverse e in effetti non lo sono se non per l’uso che ne viene fatto. Una fattura proforma include esattamente tutti gli elementi di una fattura ordinaria, con l’unica differenza che non ha alcun valore fiscale e ha una numerazione a parte. È allora lecito chiedersi quale sia l’utilità di questo documento se già ne esiste uno con le stesse caratteristiche.

Una prova generale del contratto in via di definizione: la fattura proforma

Supponiamo di essere in una contrattazione commerciale in cui siano già stati presi degli accordi rispetto alla fornitura di un bene o servizio. A questo punto del rapporto, scrivere un’offerta non è del tutto appropriato poiché il cliente ha già deciso e definito la maggior parte dei particolari.

In questi casi si può emettere una fattura proforma da presentare al cliente come un documento definitivo che riporta tutti gli elementi e i termini di una fattura di vendita ordinaria. Anche se l’accettazione di questo documento non ha alcuna valenza e quindi non assicura il pagamento, riduce il rischio che una volta concluso il lavoro o consegnato il prodotto il cliente rifiuti la fattura e non la saldi.

Inoltre, grazie alla particolare natura della proforma, non è necessario pagare l’IVA quando questa fattura viene emessa, ma diventa esigibile solo momento in cui questa venga finalizzata in ordinaria.

 

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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