Manovra Correttiva 2017: sostituiti gli Studi di Settore

I nuovi indicatori di affidabilità fiscale dovranno garantire una riduzione delle tasse e una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco.

Redazione MondoPMI
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Secondo le disposizioni del Decreto Legge 50/2017, la Manovra Correttiva prevedrà la sostituzione degli studi di settore con degli indicatori di affidabilità fiscale. Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA, commenta come sia “necessario monitorare con attenzione il periodo di transazione da un sistema di rilevazione all’altro. I nuovi indicatori di affidabilità fiscale che sostituiranno gli studi di settore dovranno garantire una riduzione delle tasse e una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco. Altrimenti, questa novità servirà a poco. Per questo è determinante che nella fase di gestazione di questi indicatori siano coinvolte le associazioni di categoria dei lavoratori autonomi, che meglio di chiunque altro conoscono le specificità e le caratteristiche fiscali di queste attività imprenditoriali”.

Gli studi di settore nel dettaglio

Gli studi di settore a partire dal 1998 hanno riguardato:

  • 3,5 milioni di partite IVA;
  • 193 studi di settore attivati dall’Amministrazione Finanziaria;
  • 73% (2,6 milioni) di partite IVA congrue ai controlli.

Tuttavia, anche le partite IVA che sono sottoposte ai controlli degli Studi di Settore restano soggette ad altri procedure di accertamento fiscale: nel 2016 sono stati circa 368mila gli accertamenti concernenti IVA, IRAP e imposte dirette che hanno riguardato le imprese soggette agli Studi di Settore.

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Su questo tema Renato Maso, segretario della CGIA, dichiara: “Chi nel prossimo futuro rispetterà le disposizioni previste dagli indici di affidabilità fiscale non dovrà più essere sottoposto ad alcuna attività. Inoltre, bisognerà limitare al massimo il numero di controversie per togliere quell’ansia da fisco che, purtroppo, continua a investire molti piccoli imprenditori. Per questo sarà necessario introdurre un regime premiale a beneficio di coloro che sono in regola con le richieste dell’Amministrazione, così come era stato annunciato verso la seconda metà degli anni ‘90 in sede di presentazione degli studi di settore che, in seguito, è stato clamorosamente disatteso”.

Secondo una stima della CGIA, gli Studi di Settore negli anni hanno contribuito in modo rilevante all’apporto di gettito fiscale. Dalla loro introduzione al 2015 hanno contribuito con circa 19,6 miliardi di Euro di tasse in più versate nelle casse dell’Erario.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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