PMI: meno fisco sugli utili reinvestiti

Rilancio degli investimenti e detassazione al vaglio del Governo.

Redazione MondoPMI
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Il Governo è allo studio del pacchetto competitività che dovrebbe essere reso pubblico tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Il decreto legge “Finanza per la crescita 2.0” potrebbe contenere una nuova forma di detassazione degli utili reinvestiti in azienda, oltre agli sgravi per gli investitori retail e istituzionali che impiegano il risparmio verso le medie imprese.

Il Ministero dello Sviluppo Economico sta prendendo in considerazione, tra le varie proposte, una riedizione, rettificata, della “Tremonti ter”, che premiava gli investimenti in macchinari industriali. Secondo il Sole 24 ore “quella misura consisteva nell’esclusione da imposizione sul reddito d’impresa del 50% del valore degli investimenti effettuati. La detassazione operava ai fini delle imposte sui redditi (Irpef/Ires) ma non ai fini dell’Irap.”

L’ipotesi, attualmente in fase di valutazione, prevede la limitazione del calcolo dell’agevolazione agli investimenti incrementali effettuati in un arco di tempo precedente (triennio o quadriennio). Parallelamente si sta vagliando anche un’estensione a fini Irap, il cui calcolo si basa sul valore della produzione e non sul reddito d’impresa. Il rilancio degli investimenti dovrebbe, comunque, apparire centrale nel nuovo provvedimento per proseguire con coerenza le efficaci misure che avranno termine a fine anno, come la “nuova Sabatini” e il super ammortamento al 140%. Per quanto riguarda i finanziamenti non bancari, invece, nel nuovo pacchetto competitività l’incentivo fiscale rimane la misura principale. L’incentivo sarà a favore del risparmio che si orienti su investimenti per il rafforzamento dimensionale, di capitale o di posizionamento sui mercati esteri.

Secondo gli esperti, le operazioni mirate di rifinanziamento quadriennale, che la Bce metterà in atto a partire da giugno, creeranno uno spazio di mercato per forme di finanziamento alternativo alle imprese. Tali misure saranno disponibili per le banche che faranno più crediti all’economia e sugli acquisti diretti di bond aziendali con un rating investment grade.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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