Il rating di legalità arriva nel Registro delle Imprese

L’integrazione del rating di legalità nel Registro delle Imprese rientra nel processo di miglioramento continuo intrapreso della Pubblica Amministrazione.

Redazione MondoPMI
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A partire dal prossimo autunno, il Registro delle Imprese avrà a disposizione dei nuovi dati sull’affidabilità delle imprese. Grazie ad un accordo tra InfoCamere e Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le visure estratte dal Registro delle imprese conterranno il rating di legalità, il quale è rilasciato dall’AGCM alle aziende che ne hanno fatto richiesta e hanno dimostrato di avere tutti i requisiti richiesti.

A partire dal 2012, lo strumento del rating di legalità ha lo scopo di certificare i principi di comportamento etico delle imprese, di indicare il rispetto della legalità e di valutare la corretta gestione del proprio business, assegnando un giudizio misurato in “stellette” alle imprese che ne hanno fatto richiesta.

L’integrazione del rating di legalità nel Registro delle Imprese rientra nel processo di miglioramento continuo in termini di qualità, completezza e trasparenza sulle informazioni contenute nelle banche dati gestite dalle Camere di Commercio, attraverso l’integrazione con le banche dati delle altre Pubbliche Amministrazioni.

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Il rating di legalità nelle imprese italiane

Le imprese valutate dal rating di legalità a fine aprile 2017 erano 3.460. Oltre la metà delle imprese, il 55,6%, è situato nel Nord Italia, seguito dal Sud Italia e Isole con il 31,7% e dal Centro Italia con il 22,0%.

Si evidenzia che la maggior parte delle imprese è concentrata in 5 regioni:

  • Emilia Romagna dove è presente il 15,3% delle imprese;
  • Lombardia con il 14,7%;
  • Veneto con il 12,1%;
  • Puglia con l’11%;
  • Lazio con l’8,7%.

Circa il 90% delle imprese che hanno aderito al rating di legalità sono delle piccole e medie imprese, e di queste poco più della metà hanno meno di 50 addetti e un fatturato inferiore ai 10 milioni di Euro.

Per quanto riguarda il settore di appartenenza, il 40% delle imprese fa parte del manifatturiero e il 20% dell’edilizia.

È disponibile nel sito web dell’AGCM l’elenco completo delle aziende che hanno ottenuto il rating di legalità e relativo punteggio e dal prossimo ottobre sarà disponibile anche nel portale del Registro delle Imprese.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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