Recuperare crediti in paesi esteri: nella UE è più semplice

con l'ordinanza prevista dal regolamento 655/2014

Redazione MondoPMI
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recuperare crediti in paesi esteri

L’attività del consiglio europeo in tema di credito trasfrontaliero ha reso più facile negli ultimi anni recuperare crediti in paesi esteri, purchè appartenenti alla UE. Il tema delle insolvenze da parte di debitori esteri è particolarmente rilevante per le PMI, per le quali si stimano perdite per circa 600 milioni l’anno. Le piccole e medie imprese sono più esposte di altre organizzazioni a questi fenomeni: il recupero dei crediti è già di per sé un’attività complessa e costosa, nella quale le PMI partono svantaggiate per questioni economiche e di competenza – tanto che lo Stato italiano si è premurato di costituire nella legge di stabilità 2015 un apposito fondo per tutelare proprio queste imprese dai rischi di mancato pagamento. Se poi si parla di recuperare crediti in paesi esteri, tutto diventa più complesso e costoso: le differenti normative e le competenze necessarie ad agire in esse richiedono la comprensione di dinamiche articolate e l’intervento di specialisti. Spesso poi queste barriere di fatto vengono utilizzate per raggiri, o per occultamento di somme, con un conseguente danno per l’azienda creditrice.

Attraverso il regolamento UE 655/2014 del Parlamento e Consiglio Europeo, si può chiedere ad un tribunale di un paese UE un’ordinanza di tutela del credito: il caso deve riguardare un debitore con sede, o con domicilio bancario in un paese UE diverso da quello del creditore. Il tribunale o l’autorità a cui fare richiesta sarà quella del paese in cui ha sede il debitore, o quello in cui il debitore ha la propria banca. In presenza di un rischio concreto di perdita o occultamento di fondi, l’ordinanza porta al sequestro conservativo sui conti bancari del debitore, anche se residente in altri paesi della UE (con l’eccezione di Danimarca e Gran Bretagna), ed ha valore su tutto il territorio dell’Unione (ancora, con eccezione di Danimarca e Gran Bretagna)

Lo strumento è decisamente utile nel recuperare crediti in paesi esteri perché è costruito con un particolare favore nei confronti del creditore, e comporta procedure estremamente semplici per essere ottenuto.

Recuperare crediti in paesi esteri: come ottenere l’ordinanza del regolamento 655/2014

Per richiedere l’ordinanza, il creditore può limitarsi a compilare un modulo on line, al quale dovrà allegare una serie di documenti; già da questo elemento si può notare una semplificazione operativa sicuramente favorevole al creditore, soprattutto se si tratti di una PMI. Altro elemento positivo per recuperare crediti in paesi esteri è che non sarà necessario indicare il numero di conto corrente del debitore: nella domanda sarà sufficiente indicare il nome del debitore ed il nome della banca.

In merito alle procedure, ci sono due elementi degni di nota

  • L’autorità a cui viene inviata la domanda deve dare risposta entro 10 giorni, emettendo l’ordinanza o non emettendola. Il termine restrittivo ha la finalità di evitare trasferimenti di somme a scopo di occultamento
  • L’ordinanza viene emessa senza sentire il debitore, sempre per prevenire trasferimenti occultatori

Il debitore può opporsi all’ordinanza, anch’esso con procedure snelle (compilazione di un modulo di opposizione, anche on line), a garanzia di equità del trattamento.

Una volta emessa, l’ordinanza facilita le azioni per recuperare crediti in paesi esteri interni alla UE: le autorità nazionali sono obbligate a congelare fondi sul conto corrente del debitore per l’importo del credito indicato. Va però tenuto conto che essa non si applica a crediti su debitori che abbiano in corso procedure di fallimento o concordati.

Recuperare crediti esteri: l’UE contro il turismo dei fallimenti

Le nuove norme entrate in vigore a gennaio 2017 affrontano anche questo aspetto delle difficoltà a recuperare crediti esteri; si era infatti diffusa la pratica, presso imprese in difficoltà, di trasferire la sede all’estero poco prima del fallimento, scegliendo paesi con discipline meno rigide in materia di recupero crediti. Sarà ora più difficile optare per queste soluzioni: in presenza di una richiesta di trasferimento estero, il giudice dovrà valutare se essa possa essere motivata unicamente da esigenze di occultamento di fondi; in questo caso, potrà negare la richiesta.

Recuperare crediti esteri: le eccezioni al 655/2014

Oltre alla già citata esclusione dei crediti verso debitori in procedura di fallimento o concordato, il regolamento prevede altre eccezioni per l’utilizzo dell’ordinanza di congelamento dei fondi. Data la natura specificatamente rivolta alle aziende di questo provvedimento, le esclusioni riguardano quasi soltanto e situazioni in cui a recuperare crediti esteri non siano aziende su altre aziende; pertanto, non è possibile ottenere l’ordinanza per

  • Crediti di ambito tributario
  • Crediti di ambito doganale
  • Crediti di ambito amministrativo
  • Crediti relativi agli obblighi dello stato, che siano legati ad atti compiuti nell’esercizio dei pubblici poteri
  • Crediti derivanti da obblighi tra coniugi
  • Testamenti e successioni

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Image credit: shutterstock

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  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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