Regime forfettario 2016: ecco cosa cambia per le Partite IVA

La Legge di Stabilità introduce interessanti novità per i professionisti.

Alberto Liviero
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Dopo appena un anno dall’avvio, il disegno del DL stabilità ha revisionato profondamente il regime forfettario 2016, rendendolo di fatto più appetibile e fruibile da una platea più ampia di lavoratori autonomi ed esercenti attività d’impresa. Queste le principali caratteristiche:

  1. È un regime naturale, chiunque può beneficiarne, senza alcun vincolo di età o di durata. L’unico limite sono i requisiti di accesso e permanenza previsti ex lege;
  2. Il disegno del DL stabilità 2016 apporta delle modifiche, in aumento, alle soglie limite dei ricavi per 10.000 €, ad eccezione dei liberi professionisti per i quali l’innalzamento della soglia è di 15.000 €;
  3. Il reddito imponibile non è calcolato come differenza tra i componenti positivi e negativi di reddito ma è determinato forfettariamente applicando al totale dei ricavi un coefficiente di redditività, variabile a seconda del codice ATECO. Esempio: per le attività professionali il coefficiente è fissato nella misura del 78%, quindi avremo la seguente formula: totale ricavi * 78% = reddito imponibile;
  4. Sul reddito determinato a forfait si applica un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, dell’addizionale comunale e regionale e dell’IRAP nella misura del 15%;
  5. Per le startup è prevista una riduzione dal 15% al 5% per i primi 5 anni di attività. In pratica viene riproposta l’aliquota agevolata del precedente regime dei minimi;
  6. I compensi non sono soggetti a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta, inoltre sulle cessioni e le prestazioni di servizi non è previsto l’addebito dell’IVA, con conseguente impossibilità di detrazione dell’IVA pagata sugli acquisti;
  7. Ai fini INPS, è previsto un regime contributivo agevolato che prevede la riduzione dei contributi previdenziali del 35%;
  8. Chi nel 2015 ha adottato il regime dei minimi, non essendo previsto un regime transitorio, continuerà a fruirne fino alla naturale scadenza;
  9. È prevista la coesistenza con altri redditi, come lavoratore dipendente o pensione, purché, nell’anno precedente, non siano superiori a 30.000€;
  10. A differenza del regime dei minimi, è possibile sostenere spese per lavoro dipendente nel limite massimo di 5.000;

Per accedere al regime forfettario sono previsti, per legge, requisiti oggettivi e soggettivi per l’accesso e la permanenza, oltre a specifiche cause di esclusione. È preferibile dunque, soprattutto per chi vuole iniziare una nuova attività, rivolgersi ad un consulente per verificare in primo luogo la possibilità o meno di accedere al regime agevolato e, in secondo luogo, eseguire un’analisi di convenienza rispetto al regime di tassazione “ordinario”. Paradossalmente non sempre il regime forfettario si presta come la soluzione più vantaggiosa ed economica in termini di tassazione.

Image Credit: Shutterstock

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Alberto Liviero

Dottore Commercialista, iscritto all’ODCEC di Rovigo. Formazione di stampo giuridico-economica, con un occhio di riguardo all'innovazione ed alle nuove tecnologie.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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