Rimborsi IVA: cambia l’obbligo di garanzia

Anche sopra i 30 Mila Euro, non è sempre obbligatorio.

Redazione MondoPMI
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L’Agenzia delle Entrate ha reso noto con un provvedimento del proprio Direttore, Rossella Orlandi, che non sarà più obbligatorio prestare garanzie a copertura dei rimborsi Iva inferiori ai 30.000 euroDecade quindi l’obbligo di presentare garanzie a fronte della richiesta di restituzione Iva, e di sottoporre a queste il visto di conformità.

Per quali richieste rimane l’obbligo di garanzia?

L’obbligo rimane per le richieste di rimborso Iva superiori ai 30.000 euro, ma anche qui, solo in alcuni casi, e per la precisione:

  • Per chi richieda il rimborso dell’eccedenza Iva che permanga in seguito all’atto di cessazione dell’azienda;
  • Per chi rientri nella categoria dei “contribuenti a rischio”: chi abbia ricevuto avvisi di accertamento o rettifica nei due anni precedenti alla richiesta di rimborso, nel caso in cui gli avvisi mettano in luce differenze importanti tra quanto accertato e quanto risulti dalla dichiarazione del contribuente;
  • Per chi abbia fatto dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, o presentato istanza di rimborso, senza ottenere il visto di conformità;
  • Per imprese o contribuenti con meno di 2 anni di attività imprenditoriale.

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LE STARTUP SONO ESENTI DALL’OBBLIGO DI GARANZIA

Dall’ultimo caso, in linea con le recenti indicazioni legislative, sono escluse le Start Up innovative, oggetto non solo di attenzione da parte dell’azione di stimolo dello stato, ma anche portatrici di particolari dinamiche economiche. Per le richieste di rimborso Iva inferiori ai 30.000 euro, sarà sufficiente presentare la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà e l’istanza di rimborso.

Nel caso in cui si tratti rimborsi per periodi inferiori all’anno, e sempre inferiori ai 30.000 euro, sarà sufficiente presentare l’istanza di rimborso. Se, infine, il contribuente richieda il rimborso di cifre superiori ai 30.000 euro, ma non rientri nei casi di cui sopra, sarà tenuto a presentare:

  • l’istanza di rimborso;
  • il visto di conformità, o, in alternativa, sottoscrizione da parte di un organo di controllo;
  • Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che certifichi la continuità aziendale, la solidità patrimoniale, e ne attesti la regolarità nei versamenti contributivi.

Quindi, ancora niente garanzie.

La ragione della nuova disciplina va interpretata come un tentativo di concentrare gli sforzi del fisco in direzione non solo dei maggiori evasori, ma anche dei soggetti che, per trascorsi, o per opportunità oggettive, si trovino in condizioni più favorevoli all’evasione fiscale.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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