Tassa Airbnb: ecco cosa prevede

Per effettuare versamenti bisognerà però attendere i codici tributo.

Redazione MondoPMI
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È una falsa partenza quella della cosiddetta “tassa Airbnb“, la quale ha introdotto l’onere agli intermediari immobiliari, e tra questi sono compresi i portali online, di applicare le ritenute del 21% sugli affitti delle locazioni brevi incassati e successivamente versati ai locatori vigente dal 1 giugno 2017 per il Decreto Legge 50/2017. La nuova normativa prescrive che gli intermediari pratichino la ritenuta durante l’accredito, e di conseguenza dopo il pagamento effettuato dal locatario. Successivamente all’importo, che può restare presso l’intermediario per prima di essere recapitato al proprietario della casa, verrà applicata l’imposta che dovrà essere versata entro il giorno 16 del mese successivo.

Qualora l’agente riesca a far versare gli importi dovuti dall’inquilino direttamente al proprietario della struttura tramite bonifico e non incassi gli assegni, verrà meno l’obbligo di applicazione della nuova normativa. La nuova normativa colpirà in modo significativo i portali online con capofila Airbnb. Quest’ultima per policy corrisponde le somme incassate entro 3 giorni dall’entrata dell’inquilino, rendendo in questo modo gli obblighi molto più restringenti, tanto che Matteo Stifanelli, il country manager italiano di Airbnb, ritiene questa nuova legge inoperabile e con effetti negativi su tutto il settore alberghiero.

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I problemi della nuova normativa sulla tassa airbnb

Un ulteriore problema che porterà la nuova normativa sulla tassa Airbnb riguarda la mancanza dei codici tributo necessari per versare la tassa, con la conseguenza di non poter ancora effettuare i versamenti. L’Agenzia delle Entrate ha a disposizione 90 giorni, cioè fino al 23 luglio 2017, per emanare le varie disposizioni di attuazione e per esplicitare  come gli intermediari dovranno dare comunicazione dei nuovi contratti e delle altre informazioni richieste dalla normativa.

Infine il provvedimento avrebbe il dovere di far evitare una doppia ritenuta nella fattispecie in cui agente immobiliare incassi il denaro dai locatari e debba successivamente versarlo ai proprietari degli immobili. Tale fattispecie di intermediazione dovrà riguardare solamente gli agenti, come stabilito dalla Legge 38/09.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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