Un documento per il trasporto merci: il DDT

Cos'è il documento di trasporto e come funziona? Scopriamolo insieme.

Laura Costabile
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documento di trasporto

La legge in materia di fatturazione prevede che per tutte le operazioni venga prodotta relativa documentazione che certifichi gli scambi di beni o servizi.

La consegna dei beni e il consequente trasferimento della proprietà non fanno eccezione.

In questa circostanza, infatti, è norma creare un documento di trasporto (spesso abbreviato in DDT) che accompagni la merce nello spostamento dal mittente al destinario.

Nella pratica un DDT è preceduto o seguito da una fattura e dare diritto all’uso della fattura differita che permette di riassumere tutte le operazioni avvenute durante l’anno.

Cosa bisogna inserire in un documento di trasporto?

Un documento di trasporto solitamente ha questi elementi:

  • le informazioni delle due parti corredate di partita IVA
  • numero e data di emissione del documento
  • elenco e descrizione dei beni oggetto della transazione con il relativo numero di unità
  • prezzi unitari dei beni e totale
  • numero di colli e peso
  • i dati del trasportatori inclusa partita IVA se il trasferimento viene eseguito da terzi
  • la data in cui i beni vengono ricevuti

Emissione di DDT senza trasferimento di proprietà

In Italia esistono alcuni casi in cui la merce viene trasferita senza che la proprietà del bene passi dal mittente al destinatario. Le ragioni della transazione devono essere riportate nella causale del DDT.

Tra queste:

  • gli omaggi (in cui un bene viene dato al cliente a titolo gratuito)
  • il conto riparazione, lavorazione o prestito d’uso (se il bene deve essere processato o riparato dal fornitore e poi restituito al propretario)
  • il conto visione (se il prodotto viene sottoposto all’esame del cliente per un certo periodo di tempo)
  • il reso (se i beni consegnati presentano dei difetti o sono rovinati e per questo vengono restitutiti al destinatario)
  • la tentata vendita (se, dato un certo numero di pezzi, si cerca di consegnarli subito al cliente).

Photocredits Shutterstock

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Laura Costabile

Laura Costabile

Laura ha 23 anni e vive a Copenhagen in Danimarca. Originaria del sud Italia, dopo essersi diplomata al liceo classico si è trasferita a Milano dove ha completato la laurea triennale in International Economics Management e Finance. Da 3 anni è a Copenaghen dove ha frequentato la specialistica in International Business e lavora per Debitoor come assistente marketing e comunicazione per l’Italia.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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