Agricoltura 4.0: un mercato italiano da 100 milioni

Agricoltura 4.0: un mercato italiano da 100 milioni

Redazione MondoPMI
0
0
Agricoltura 4.0

Big data, droni, sensori nei campi e nei mezzi, nuovi packaging e etichette intelligenti: sono solo alcuni degli strumenti diffusi in Italia che stanno interessando il settore delle nuove tecnologie in campo agricolo per quanto riguarda la produzione, la trasformazione, la distribuzione e il consumo delle aziende del settore. Queste soluzioni di Agricoltura 4.0 permettono di affinare ulteriormente l’attività di agricoltura, facendo crescere nel settore agroalimentare il nostro Paese a livello globale.

Si inizia infatti a parlare di Agricoltura 4.0, definendola come quell’evoluzione tecnologica in grado di portare valore a tutti gli attori della filiera, grazie all’utilizzo intelligente di dati. Agricoltura 4.0 che è identificata come quel tipo di agricoltura smart o digital, per sottolineare il legame sempre più forte tra le tecnologie sul campo, internet, la condivisione dati e le informazioni, non solo tra macchine ma anche tra operatori.

Cerchiamo di scoprire quali sono i lati positivi e quelli negativi di questa Agricoltura 4.0 in Italia. Il lato positivo, è che in Italia oggi le applicazioni all’agroalimentare di tecnologie di ultima generazione generano un mercato di circa 100 milioni di euro, equivalente al 2,5% di quello globale. L’altro lato della medaglia evidenzia tuttavia come la diffusione di queste soluzioni non sia ancora al massimo delle sue potenzialità, e tocchi un’estensione limitata all’1% della superficie coltivata complessiva.

In Italia, sono le nuove imprese a dare una vera spinta al mercato dell’agricoltura 4.0. Su 481 startup internazionali Smart AgriFood, il 12% sono italiane.

TiAnticipo_Chaplin_banner_728x90

In tutto ciò entra in gioco l’Osservatorio Smart AgriFood che vuole diventare il punto di riferimento in Italia, per comprendere in profondità le innovazioni digitali che stanno trasformando la filiera agricola e agro-alimentare, unificando le principali competenze necessarie: economico-gestionali; tecnologiche e agronomiche.

Lo stesso osservatorio ci fornisce dei dati davvero importanti per capire l’andamento dell’Agricoltura 4.0 in Italia. Su un censimento di 220 soluzioni, fornite da più di 70 aziende, troviamo una grande maggioranza di strumenti dedicati all’analisi di dati, all’Internet of Things e a sistemi innovativi di interfaccia utente computerizzata.

Le attività in cui trovano più spesso applicazione le soluzioni Agricoltura 4.0 sono il monitoraggio e la mappatura dei terreni, il controllo di macchine e attrezzature e la gestione dell’irrigazione

I settori più interessati dall’innovazione tecnologica dei sistemi di Agricoltura 4.0, sono quello ortofrutticolo con il 30%, il ceralicolo con il 25%, il  vitivinicolo al 16%. Va detto però che l’innovazione sta interessando in maniera trasversale tutte le filiere.

Da sottolineare infine, è che la maggior parte delle soluzioni (50% delle soluzioni totali), possono essere utilizzate a prescindere dal settore agricolo di riferimento. In tutto ciò, il digitale interviene in maniera sostanziale nella tracciabilità alimentare, riducendo i costi, aumentando i ricavi, e aumentando l’efficienza dei processi.

Ti è piaciuto questo articolo? Nella nostra newsletter trovi tutte le notizie più interessanti della settimana per il Mondo delle PMI in unico contenitore.

>> Clicca qui per iscriverti <<

Image credit: shutterstock

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Redazione MondoPMI

Redazione MondoPMI

MondoPMI è il blog dedicato a i principali temi di interesse per imprenditori e manager di piccole e medie imprese. Credito, innovazione e novità legislative sono i principali argomenti del nostro blog.

Ultimi post su Twitter

3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

tre × 1 =