Confindustria: torna a crescere la manifattura in Italia

A salvare le imprese italiane sono export ed innovazione.

Redazione MondoPMI
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Come sta la manifattura italiana? I numeri sembrano dare ragione a chi parla di ripresa ed anche il Centro Studi di Confindustria si unisce alle voci positive con il rapporto “Produzione e commercio: Come cambia la globalizzazione. La manifattura italiana riparte su buone basi“. I dati, infatti, parlando di un’Italia che ha cominciato a risalire la china, anche se con passo lento e disomogeneo tra i suoi comparti.

Lo studio, infatti, rileva che da settembre 2014 ad agosto 2015 la produzione è risalita del +2,3%, grazie anche a spinte esterne come il basso prezzo del petrolio e delle altre materie prime, il deprezzamento dell’euro e la riduzione dei tassi. Nonostante la situazione faccia registrare ancora un -24,4% rispetto ai livelli pre crisi, le prospettive si confermano positive, viste anche le condizioni internazionali favorevoli e la politica di bilancio non più restrittiva.

Come immaginabile, anche lo studio di Confindustria conferma che le performance variano in base ai singoli settori, con pochi comparti che hanno recuperato gran parte della caduta, tra cui automotive e farmaceutico si confermano quelli con la maggior crescita rispetto ai livelli pre crisi.

L’industria italiana, quindi, sta lentamente recuperando, anche se sono profondi i danni prodotti dalla recessione. A salvare le imprese italiane, ci pensano soprattutto l’export e la propensione all’innovazione.

Nel 2014, infatti, le esportazioni di beni dell’Italia sono aumentate del 3,4%, dopo un + 0,9% nel 2013, e la tendenza positiva è proseguita nel 2015, con un +2,4% nei primi sei mesi sul semestre precedente. Ad onor del vero è da rilevare che si tratta di una crescita comune all’intera area Euro e ai singoli paesi che la compongono, grazie anche al calo del costo della nostra moneta sul mercato internazionale.

Per quanto riguarda la propensione all’innovazione, poi, nel 2012 (ultimo anno per cui i dati sono disponibili) il 35% del totale delle imprese manifatturiere italiane aveva investito nel miglioramento dei processi produttivi tramite soluzioni innovative. Si tratta della quota più alta in tutta l’Unione Europea. Il 31% delle imprese nostrane, invece, aveva puntato sull’innovazione di prodotto, facendo registrare il secondo dato in tutta Europa, dietro soltanto alla Germania e molto più avanti rispetto a Spagna, UK e Francia.

“Di questi mutamenti profondi e continui – dice Confindustria – le imprese e il sistema tutto devono tener conto, modificando strategie e adottando politiche adeguate, che abbiano al centro l’industria, motore dello sviluppo”. Ma non si può certo negare che i dati facciano ben sperare per il futuro.

Image Credit: Shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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