Crescita del settore terziario: ripresa economica in Italia

L’indice Markit aumenta nel mese di luglio, ma l’occupazione non rimane al passo

Redazione MondoPMI
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crescita del settore terziario

L’IHS Markit, azienda specializzata nella consulenza di PMI e grandi imprese, ha confermato la crescita del settore terziario in Italia: la ricerca mensile di luglio ha infatti fatto registrare un indice IHS Markit superiore rispetto a quello di giugno di circa tre punti.

Tale valore si basa sul calcolo della produzione delle PMI rispetto al mese precedente: per il mese di luglio si è calcolato un indice pari a 56,3, mentre per giugno di 53,6. La crescita del settore terziario tra un mese e l’altro non raggiungeva un valore così elevato da circa dieci anni: tale considerazione è sicuramente una testimonianza della lenta ma continua ripresa economica italiana.

La motivazione che ha permesso tale crescita è legata principalmente all’aumento del numero degli ordini emessi e della produzione, in particolare nella manifattura. Per affrontare l’incremento delle vendite e far fronte a richieste più specifiche, molte aziende hanno dovuto inoltre reclutare nuove figure specializzate: si può quindi considerare la crescita del settore terziario un punto di partenza per l’avvio di nuovi investimenti, relativi sia di strumenti che di risorse umane.

I due settori in cui maggiormente si è evidenziata una crescita del settore terziario sono rispettivamente quello delle Poste e Telecomunicazioni e quello delle Intermediazioni Finanziarie. Per quanto riguarda invece gli alberghi e le strutture ricettive l’indice IHS Markit di luglio ha presentato un valore inferiore rispetto al mese di luglio.

Nonostante però la crescita del settore terziario abbia generato un valore record negli ultimi dieci anni, gli effetti che ne sono derivati non sembrano essere all’altezza delle aspettative. Infatti, anche se il numero degli ordini emessi dalle aziende è cresciuto, le assunzioni sono aumentate meno del previsto. La prospettiva di crescita delle vendite per i prossimi dodici mesi, inoltre, non sembra essere positiva per gli imprenditori italiani: tale mancanza di ottimismo nell’aumento della produzione porta così a frenare gli investimenti e di conseguenza tutto il sistema economico nazionale. Un ultimo aspetto negativo deriva infine dall’inflazione: l’incremento dei costi per le PMI e la contemporanea diminuzione dei prezzi, porta le aziende ad una situazione svantaggiosa in termini di guadagno e quindi di crescita economica.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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