Esportazioni record nel 2016 per l’agroalimentare

Le severe regole produttive hanno portato il Made in Italy al top in Europa.

Redazione MondoPMI
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Il Made in Italy nel settore agroalimentare è in costante crescita dalla nascita dell’Unione Europea nel 1957 ad oggi. A stabilirlo è una ricerca condotta da Coldiretti, che sottolinea come nel 2016 sia stato raggiunto il più alto livello mai registrato nelle esportazioni agroalimentari, per un importo totale di 38,4 miliardi di Euro, con un incremento di 4 punti percentuali rispetto al 2015. I paesi dell’Unione Europea assorbono il 65% del totale delle esportazioni agroalimentari italiane, con in testa Germania e Francia con rispettivamente il 17% e l’11% delle esportazioni totali, ed entrambe in aumento del 3% rispetto allo scorso anno.

In generale, negli ultimi 60 anni (1957-2017) le esportazioni di prodotti agroalimentari sono aumentate esponenzialmente, nel dettaglio:

  • pasta +17.046%;
  • olio d’oliva +3.559%;
  • formaggi +1.634%;
  • vino +1.133%;
  • ortofrutta +120%.

L’export è cresciuto di pari passo con l’affermazione della dieta mediterranea come simbolo dell’italianità nel mondo, sinonimo di salute e qualità della vita, anche riconosciuta dall’Unesco nel 2010 come patrimonio immateriale da salvaguardare.

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La normativa come tutela per la qualità

Coldiretti inoltre evidenzia come regole produttive rigorose abbiano contribuito allo sviluppo qualitativo dell’agroalimentare italiano, portandolo ad acquisire una posizione di leadership in Europa. Tali norme riguardano ad esempio il divieto di produrre pasta con grano tenero, di utilizzare latte in polvere nei formaggi, di aggiungere zucchero al vino.

Limitazioni di questo tipo non sono presenti negli altri stati dell’Unione Europea, dove è permesso l’utilizzo di surrogati, sottoprodotti e aromi che cambiano la natura dei prodotti. Inoltre nel territorio italiano sono vietate le produzioni di organismi geneticamente modificati (OGM), mentre sono presenti oltre 50.000 imprese agricole biologiche e produzioni tutelate con 289 specialità a denominazione di origine DOP e IGP.

Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, afferma che “con queste credenziali l’Italia è chiamata a svolgere un ruolo di leader nella tutela della qualità e della sicurezza alimentare in Europa dove purtroppo non mancano ritardi ed omissioni che minacciano la trasparenza e favoriscono l’omologazione al ribasso spinta dalle lobby”, e sottolinea come “le contraddizioni che esistono tra l’altro nell’etichettatura di origine degli alimenti che nell’Unione è in vigore per l’ortofrutta fresca ma non quella trasformata, per la carne fresca ma non per i salumi, c’è per miele e uova ma manca per pasta e riso”.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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