Green economy: si può fare di più

Mancano soprattutto gli investimenti in Ricerca & Sviluppo.

Redazione MondoPMI
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Le imprese italiane che investono in green economy sono 385mila, il 26,5% delle quali è “full green” ma si investe poco in Ricerca & Sviluppo. Sono questi i dati più significativi contenuti nel documento pubblicato dall’Unione Europea sullo stato di attuazione delle politiche ambientali da parte degli Stati membri.

ecoinnovazione: al 10° posto sui 28

Il documento suggerisce alcune pratiche da seguire per migliorare il livello di crescita “green” tra le quali troviamo l’integrazione dei principi dell’economia circolare, la promozione nel mondo accademico e scolastico dei suoi principi e una più intensa transizione verso un’economia più circolare ed efficiente sotto il profilo delle risorse.

Nel nostro Paese le cose non vanno così bene: i livelli di investimento in ricerca e sviluppo sono molto bassi, l’intensità dell’1,29% è molto inferiore rispetto alla media UE (2,03%). Le cause principali sono da attribuirsi, secondo il documento, ad una scarsità di strumenti di finanziamento pubblico e di risorse altamente qualificate, ma anche alla bassa percentuale di attività manifatturiere ad alta tecnologia. Per quanto riguarda l’ecoinnovazione, il ranking EU28 ci vede in risalita dal 12° al 10° posto, ma nonostante questa risalita le cose non stanno andando bene.

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Le PMI italiane hanno fatto registrare risultati al di sotto della media Ue in termini di prestazioni ambientali. Circa il 41% ha investito fino al 5% del fatturato annuo in azioni di efficienza delle risorse (dove la media europea è al 50%), il 15% offre attualmente prodotti e servizi verdi (media Ue 26%), il 37% ha adottato misure per il risparmio energetico (media Ue 59%), il 59% riduce al minimo i rifiuti (media Ue 60%) eil 25% ha attuato misure a favore del risparmio idrico (media Ue 44%).

Un grosso deficit che si ritorce contro le nostre stesse PMI: le realtà virtuose che investono in tecnologie pulite, infatti, lo fa con un tasso di innovazione che è doppio rispetto ai settori tradizionali (22,4% contro l’11,4%) ed esportano il doppio delle altre.

Un risparmio da 50 miliardi di Euro

Proprio la Commissione Europea ha lanciato nei giorni scorsi uno strumento che mira a potenziare le politiche ambientali e per attuare le norme previste dall’Unione in materia di rifiuti, natura e biodiversità, qualità e gestione di aria e acqua. Una legislazione finalizzata all’efficiente attuazione delle norme comunitarie stabilite di comune accordo e che se applicata alla lettera potrebbe far risparmiare ogni anno 50 miliardi di Euro tra costi sanitari e costi direttamente legati all’ambiente.

Si inaugura in tal modo una nuova procedura tramite cui Bruxelles, insieme agli Stati membri, affronterà più rapidamente alla radice le cause di eventuali mancanze a livello di singolo Paese, cercando di trovare soluzioni efficaci ai problemi.

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Image credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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